Trattato per il bocchino del clarinetto

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Parte terza. Pagina 12

Pagina 22. Discorso finale e conclusivo/
Parte quarta. Pagina 2

Parte quarta. Pagina 6

Parte Quarta. Pagina 9

Parte Quarta. Pagina 12

Parte Quarta. Pagina 14

Parte Quarta. Pagina 15

Parte Quarta. Pagina 16

Parte Quarta. Pagina 17

Parte Quarta. Pagina 19

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Parte ultima

Prefazione

Pagina introduttiva

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Trattato per il Bocchino del Clarinetto

(Studi di Ricerche)

PREFAZIONE.

 

Per tutta la mia vita Clarinettistica (modesta ma lunga assai), ho

avuto l’idea d’interessarmi sempre più profondamente della Fisica e

quindi della perfezione del Piano del Bocchino del nostro Clarinetto.

Problema molto difficile che, a parere di molti Tecnici (il mio Insegnante

per primo), è sempre stato e sarà il Problema insoluto!!!

Beh, da quello che penso io: il Problema non è facile; ma non lo metto al punto

di fare delle pazzie! Quindi non pessimista fino all’estremo.

Con un pò di pazienza e di adattamento, ben’inteso studiandoci sopra, credo

si possa lavorare e fare la Professione come gli altri Strumentisti.

Anch’io come gli altri Clarinettisti, ho avuto una Scuola. Allora: la Scuola

prima, la lunga Professione poi …. ho completato le mie idee e con un pò di

memoria, la cosa va da sé. Perciò non sto inventando niente! Cosa naturale

come il Professore di Oboe o di Fagotto che a Scuola insegna ai suoi Alunni

a farsi le Ancie…. e che a casa sua potrebbe fare un Trattato come il

presente. O forse qualche Oboista l’ha già fatto? O Fagottista?

Le case Editrici Musicali sono ben fornite di Musica e Studi per il Clarinetto,

ma da quello che ho sempre visto io:.questi Capiscuola hanno creato

grandi Studi di Virtuosismo e agilità, ma pochi hanno parlato del Bocchino

del nostro bello ma difficile Strumento. ! Dal Bocchino si forma il suono.

Il detto Accessorio è la Fabbrica della voce del nostro Strumento!

Se il Clarinettista ha un bel suono, questi ha un valore! Se, al contrario,

ha una voce sgradevole…potrebbe avere la Tecnica del celebre.Paganini;

Che non ha nessun valore!!! Suonato bene, questo spiffero è bello. Al contrario

è noioso!!!

Il grande e celebre Klosé (Francese) in un suo Metodo dice.

La voce del Clarinetto deve essere: Dolce, Chiara, Pastosa e Molle!

A parte che il Problema di ottenere i requisiti del Klosé …non è facile..

Aggiungiamoci le Ancie che oggi giorno siamo costretti a comperare…

la faccenda è al quanto poco bella… Ma, ripeto; coraggio e avanti…!

E’ ovvio che sto parlando del Classico Clarinetto di grande Orchestra.

Detto questo, non c’è divieto per nessuno. Tutti possono leggere, studiare;

meditare e, al fin fine, ogni uno và per la propria strada!

Non ho neanche la pretesa che tutti quelli che leggeranno il presente Trattato

si mettano a limare il Piano dei suoi Bocchini. Ogni Elemento è libero!

Si metteranno a questo lavoro quelli che si sentono di farlo.

Se però si conosce bene questo Accessorio, sarà di tanta utilità anche solo

per le compere dei futuri Bocchini che la Professione impone

Non si studia questa Fisica solo per avere un suono migliore, no! Direi che

io partii col proposito di togliere il fischio ad un bellissimo Bocchino, il

quale Becco, tanto erano i Fischi che era impossibile fare trè note….!

Ebbene riuscii a togliere il maledetto fischio! Dopo ho fatto questo lavoro

Per cinquant’anni…e quante soddisfazioni ho avuto!!!

Nel concludere questo mio discorso di preparazione, faccio qualche

Raccomandazione: non si faccia mai degli Esperimenti in corso di forti Impegni!

Questi si facciano in giorni di riposo oppure in Ferie.!

Quando si lavora e poi si controlla…non si adoperi Ancie vecchie! Becco

nuovo Ancie nuove!

Anziché chiamare Bocchino all’Italiana, lo chiamerò Becco alla francese.

Più consono alle nostre chiacchierate.

Si lavori calmi che del tempo ne abbiamo a josa! Calma che il tempo Dio lo

dà per niente!

Buon lavoro a tutti!

Ernesto Olivieri

 

[TBC002]

 

TRATTATO Per il Bocchino

Del Clarinetto

(. Studi di Ricerca. )

PREFAZIONE.

 

Per tutta la mia vita di Clarinettista (modesta ma lunga) ho sempre avuto

l’idea di interessarmi del Bocchino del nostro Strumento…e anche di arrivare

a dire qualcosa anch’io di questo difficile Problema.

E se devo dire la verità, fin da ragazzo e da dilettante, avevo capito la

grande importanza di questo Accessorio. Figuriamoci poi dopo una

Professione di quarant’anni d’Orchestra…a che grado sia salita questa mia

brama… E allora il mio istinto mi porta a dire il mio parere su questa

difficile e importante faccenda! Non posso farne a meno!!!!

Il mio Insegnante di Bologna: grande come Clarinettista e anche come Insegnante,

è stato un conoscitore del Bocchino dello Strumento nostro insuperabile,

se io gli avessi chiesto qualche dettaglio del Bocchino; egli cambiava

discorso! Forse egli non voleva che io mi distogliessi dallo studio…..o

che io mettendomi alle prove di Bocchini nuovi; mi fossi rovinato…

Perciò gli ho sempre perdonato! Ma se avessi chiesto qualcosa ad altri

Professori di Clarinetto qualche cosa…. non solo non rispondevano, ma non

mi avrebbero più salutato! Insomma sembrava un segreto di Stato!!!

Come tutti gli altri del Clarinetto anch’io ho avuto una Scuola… La

Scuola prima, la lunga Professione poi…ho completato le mie idee.

Non stò dunque inventando niente: la Scuola prima, la Professione poi, tutto

va da se!

 

Le Case Editrici Musicali sono ben fornite di Musica e Studi

per Clarinetto e direi anche di grandi Capiscuola. Ma quasi tutti hanno

fatto Grandi Studi di Tecnica e Agilità; ma pochi si sono soffermati a trattare

il Bocchino che è l’artefice numero uno dello Studio di tale e difficile

Strumento! Dal Bocchino si forma il suono!. Quello è la Fabbrica della

voce del Clarinetto!!! Un Clarinettista con un bel suono… ha un valore

Con una voce sgradevole…. Avesse anche l’agilità del fu Paganini; non ha

nessun valore! Questo spiffero è bello se è suonato bene…Caso contrario

è assai noioso!

Il fu Caposcuola e Celebre Klosé, dice in un suo Metodo: la voce del

Clarinetto deve essere: Dolce, chiara, pastosa e molle!

A parte che il problema è tutt’altro che facile, se noi ci aggiungiamo le

Ancie che sono in vendita oggi giorno….La faccenda diventa al quanto

difficile! Eppure chi suona questo Strumento e vuole fare l’Orchestra, è

necessario inoltrarsi in questo campo, che, per prima cosa, conoscerà

meglio i suoi futuri Bocchini anche solo per gli acquisti.

E’ ovvio che stò parlando del Classico Clarinetto di grande Orchestra.

Detto questo non c’è divieto per nessuno! Tutti potranno leggere, studiare

Meditare e ogni Elemento tirerà le sue somme andare per la propria strada.

Non impongo a nessuno di mettersi a grattare il Piano dei suoi Bocchini….!

Lo farà chi è portato a questo e che ha la natura adatta.

Non è facile scrivere questo Trattato! Le difficoltà sono due: la prima

di essere creduto. La seconda di essere capiti. O viceversa.

In sostanza: si tratta di mettere un’Ancia su un altro Piano (Del Becco).

E i due piani devono essere perfetti…caso contrario…non viene fuori

niente di buono! Vedremo il da farsi in seguito.

Chiudo facendo due raccomandazioni: non si faccia mai esperimenti in

corso di impegni! Questi si facciano in giorni di riposo o in Ferie!

Negli esperimenti, usare Ancie nuove in Becchi nuovi! Mai in Becchi nuovi

usare ancie vecchie. Chiamerò il Bocchino Becco, alla Francese.

Ernesto Olivieri

 

[TBC003]

 

TRATTATO per il Bocchino

 del Clarinetto (Studi di Ricerca)

PREFAZIONE

-------------------------

Per tutta la mia vita Clarinettistica (modesta ma lunga assai) ho sempre avuto

l’idea d’interessarmi più profondamente della Fisica e quindi della perfezione

del Bocchino del nostro Clarinetto. Problema molto difficile e, direi,

Insoluto! E’ naturale che anch’io ho avuto una Scuola. La Scuola prima,

la lunga Professione poi ….ho completato le mie idee, Perciò, con un

po’ di memoria tutto va da sé. In altre parole non voglio e non scopro niente!

Le Case Editrici Musicali sono ben fornite di Musica e Studi per Clarinetto.

Ma quasi tutti, questi insigni Capiscuola, hanno creato grandi Studi di difficoltà

Tecniche….ma nessuno, o quasi, ha mai parlato del Bocchino

di questo difficile Strumento. Dal Bocchino si forma il suono! Dal Becco

nasce la voce… Questa è la fabbrica della voce di detto e, ripeto, difficile

Strumento!!!

Il Grande Caposcuola Francese Klosè, in un suo Metodo dice:

la voce del Clarinetto deve essere: Dolce,Chiara, Pastosa e Molle!

A parte che il Problema è tutt’altro che facile…aggiungiamoci

L’altro Problema delle Ancie che oggi giorno si compera; e allora la

Faccenda diventa molto brutta!!!

Poi, siamo logici: se l’Insegnante di Oboe e Fagotto insegna ai ragazzi di

aggiustarsi le loro Pive (Ancie); perché noi Clarinettisti non possiamo dire

niente sul nostro Bocchino…? Chi è che vieta questo?!

Il mio Insegnante e celebre Clarinettista, in materia del Bocchino, era

profondissimo! Ma se io gli avessi chiesto qualche particolare di questo

Accessorio…o lui cambiava discorso, o addirittura non rispondeva.

Domandare altri dettagli ad altri Professionisti….questi o non rispondevano

o dicevano delle fesserie…e magari non mi salutavano più!

Addirittura sembrava un segreto di Stato!

E’ ovvio che intendo parlare del Clarinetto Classico e di Grande Orchestra

Detto questo non c’è divieto per nessuno! Tutti possono leggere, studiare,

meditare e, al fin fine…ogni Elemento tirerà le sue somme e andrà per la

sua strada. E non impongo anche di mettersi a limare il Piano dei

Bocchini che i futuri Clarinettisti hanno per le mani! Potrà lavorare o grattare…

gli elementi che sono portati a questo lavoro.

Conoscendo bene questo Becco (lo chiamo così perché è più consono…)

anche se non si vuole lavorare nei Piani….saremo più pratici e ci

salveremo meglio nelle compere dei futuri Becchi che la Professione impone.

Prima di chiudere, farei qualche raccomandazione. Primo: credere a ciò che

dico! Mi permetto di dire quello che qui scrivo, è frutto di una vita

di lavoro, di esperimenti e di prove!

Secondo: se si lavora nel Piano…. farlo quando in casa non c’è nessuno

oppure quando c’è pace… e che ci si vede bene!

Non si lavori con Ancie vecchie! Becco nuovo, Ancie nuove!

Per gli esperimenti poi in Orchestra, non si faccia dei tentativi se il

soggetto nuovo ancora non si conosce! Gli Esperimenti si facciano in tempo

di riposo o in Ferie. Come già ho accennato, chiameremo il Bocchino alla

Francese: le Beck. Più adatto ai nostri discorsi.

L’ultimissima raccomandazione: si abbia tantissima pazienza!

E poca fretta. Il tempo Dio lo da per niente!

Ernesto Olivieri

 

[TBC004]

 

Padova, via Jacopo da Montagnana 13 bis. Maggio !973

-------------------------

Trattato per il Bocchino del Clarinetto

E Studi di Ricerca)

Prefazione.

 

Per tutta la mia vita di Clarinettista ho sempre avuto la volontà

di scrivere un Trattato per il Bocchino del nostro strumento.

Ora che sono a riposo, mi accingo a farlo; sperando di riuscirci.

Non pretendo di fare un lavoro letterario: lo Scrittore non è il

mio mestiere! Mi accontento semplicemente di mettere in evidenza

le tante cose che la mia modesta Professione mi ha insegnato.

(Modesta ma assai intensa!)

E’ ovvio che prima della carriera Orchestrale, pure io, ho avuto una

Scuola di Clarinetto, detta Scuola posso definire la base….

E su questa base; tutti quanti abbiamo costruito il nostro Castello

Artistico; ben’inteso assecondo la nostra natura…

Il mio Insegnante conosceva il Bocchino alla perfezione! Forse

anche per questa ragione…e sentendo lui parlarne continuamente….

Avrò ereditato io stesso un pò delle sue idee…?

Senza dubbio non sono io il primo e il solo a trattare questo

difficile e tanto discusso problema.

Le Case Editrici Musicali sono ben fornite di Metodi e Studi per

Clarinetto e aggiungo di grandi Autori: Ma ho sempre visto e vedo

tutt’ora che questi Capiscuola si sono dati alla creazione di

grandi Metodi per il perfezionamento della Tecnica e del Virtuosismo…

ma non hanno mai trattato profondamente il Bocchino del

nostro strumento! Se qualcuno lo ha fatto; è stato solo di sfuggita!

Curare la Tecnica e la mano del Clarinettista è assai importante;

ma ritengo essenziale, prima di tutto, curare il suono di detto e

difficile strumento! Da questo accessorio nasce i suoni…Questa

è la Fabbrica della Voce del Clarino!!!

Se questo va bene e che la voce sia bella; il Clarinettista ha

veramente un valore! Se il Becco non va e che il suono non fosse

bello: l’esecutore potrebbe avere la Tecnica del Fù Paganini…che

avrebbe nessun valore! Il nostro Clarinetto è bello se c’è il

suono bello, se è scadente…è uno spiffero noioso!!!

E’ logico che intendo parlare del classico Clarinetto; e del classico

Bocchino.

 

[TBC005]

 

Detto questo; non c’è divieto per nessuno: tutti possono leggere,

studiare..meditare…e alla fine ognuno va per la propria strada.

Pregherei di non correre colle idee…e non fare castelli in

aria! Si vada adagio studiando bene quello che qui scrivo; poiché ogni

parola ha il suo valore. Ed è frutto di anni ed anni di prove e

riprove! Altra preghiera: non si faccia mai prove ed esperimenti in

corso di forti impegni! Questi si fanno in giorni di riposo oppure

in tempo di.Ferie. Specie se un Bocchino non si conosce e che potrebbe

fischiare. Guai se un becco ha questo difetto!!!

Ho detto che tutti possono leggere…e può leggere anche quelli che

non credono alla lavorazione dei Bocchini; o in altre parole insistono

col dire che solo le macchine possono fare il piano ad un

becco e portarlo alla perfezione! Non c’è erresia più grande di

questa! La Macchina dovrebbe lavorare perfetto…Ma ha molti

inconvenienti che vedremo in seguito. E in definitiva può studiare il

presente Trattato anche se un Clarinettista non vuole assoggettarsi

alla lavorazione dei detti Bocchini: quando si ha una certa conoscenza

sarà più facile la scelta dei Bocchini che nel corso della

professione si ha bisogno di acquistare. Specie noi Italiani che

adoperiamo il Cristallo e che quando meno ce l’ho aspettiamo troviamo

il detto accessorio con una crepa…! Col Legno o Caucciù

si potrebbe fare una carriera con un sol becco.

Ma io personalmente sono di parere contrario, e sono per la

lavorazione del becco…insistendo che il Clarinettista deve lui stesso

metterselo a posto: nessun altro può mettere a posto questa cosa!

E’ naturale che parlando del Bocchino dovrò parlare anche dello

Strumento: sono due cose che vanno di pari passo. Farò una pagina

introduttiva con esempi di note ecc….

Anziché dire sempre Bocchino, chiamerò becco.che è un diminutivo e

più consono ai nostri discorsi. Pure i Francesi dicono: le Beck.

Chiedo scusa in anticipo se certe cose saranno lunghe e ripetute

più volte. E’ il lavoro in se stesso che porta a questo.

Il lavoro sarà lunghetto; e allora occorre molta pazienza.

Se anche fosse più lungo non si direbbe mai il tutto!

Ernesto Olivieri

 

[TBC006]

 

Trattato per lo Studio

del Bocchino per Clarinetto

(Studi di Ricerche)

 

PREFAZIONE.

 

Per tutta la mia vita di Clarinettista ho avuto l’idea di scrivere un

Trattato per il Bocchino del nostro Strumento. Lo ritenevo e ritengo

tutt’ora cosa essenziale! Ed ecco a fare del mio meglio.

Non pretendo di fare un lavoro letterario: lo Scrittore non è il mio mestiere;

mi accontenterò soltanto di mettere in evidenza le tante cose che la

mia modesta e lunga Carriera Orchestrale mi ha fatto vedere.

E’ ovvio che anch’io come tutti i Clarinettisti del mondo ho avuto una

Scuola e, oserei dire anche Buona. Ebbene, sù questa mia Scuola, ho costruito

le mie prime Basi; il resto è venuto in mè dall’esperienza della Professione.

 

Ecco dunque che non sto inventando niente di mio personale; un po’ di memoria

e tutto va da sé. Chi leggerà questo mio Trattato (ammettendo di riuscire

a farlo stampare…), capirà subito che intendo trattare il Classico

Clarinetto d’Orchestra Grande; detto questo, tutti possono leggere, studiare,

meditare….e al fin fine, ogni uno va per la propria strada: In altre parole:

dal più grande degli Artisti dello Strumento al più modesto, tutti possono

studiare e non c’è divieto per nessuno!

Le Case Editrici Musicali sono ben fornite di Studi e Metodi per Clarinetto

e, aggiungerei, di grandi Capiscuola; però, da quello che ho sempre

visto e che vedo tutt’ora questi Insigni Musicisti si sono dati molto da

fare per creare Studi di Tecnica e Virtuosismo…, ma pochi hanno parlato

del Bocchino del Clarinetto che è la Base prima dello Studio per il suono

di detto e tanto difficile Strumento! Se qualcuno l’ha fatto, è stato

un vento di sfuggita! Per tutta la mia vita mi sono sempre chiesto il

perché di questa dimenticanza? O forse dimenticanza in buona fede?

Il Bocchino è l’artefice numero uno del Clarinetto. Quel pezzetto di

Accessorio è la Fabbrica della voce del nostro Strumento: se quella è bella;

il Clarinettista è quotato! Se il suono è sgradevole, anche colla Tecnica

del Celebre Paganini, il detto Professore non ha nessun valore!!!!!

Questo è uno Strumento bello con la voce bella…caso contrario, è noioso!

Ho detto che tutti possono studiare e meditare…ecc. Però non impongo a

nessuno di mettersi a grattare o lavorare il detto Becco ammettendo che

uno non ne abbia la volontà! Lo deve fare quello che si sente portato

a farlo: Ma così restando se un Clarinettista arriva a conoscere bene

questa faccenda….gli sarà assai più facile anche negli acquisti dei suoi

futuri Bocchini che nella Professione purtroppo avviene.

Se poi un Elemento è anche Insegnante, ragione di più per capirla sempre

meglio questa difficile prassi! Problema Insoluto, diceva il Grande Prof…

Bianco Bianchini!

E ancora una considerazione. Se l’Insegnante di Oboe e Fagotto insegnano

ai suoi Allievi a farsi le Pive (Ancie), perché il Maestro di Clarino non

può insegnare anche a lavorare nei Bocchini per il nostro Strumento?

Mi pare che la logica ci sia e come!

Chiuderò col raccomandarmi di non fare mai tentativi di portare in

Orchestra dei Bocchini che non si conoscono…Calma, intelligenza e furberia!

Il Bocchino lo chiamerò alla Francese: il Becco (Le Beck). Più adatto

alle nostre conversazioni.

Ernesto Olivieri

 

[TBC007]

 

Trattato

Per il Bocchino del Clarinetto

(Studi di Ricerche)

PREFAZIONE

 

Per tutta la mia vita Clarinettistica, modesta ma assai lunga, ho sempre avuto

l’idea di arrivare a scrivere qualche cosa che parlasse di questo Accessorio,

che si chiama Bocchino. Fin da giovane, dello Strumento avevo capito

che per curare la voce del nostro difficile ed importante Strumento, la

cosa più importante era di conoscere il detto Bocchino (o Becco come

chiamano i Francesi). Da lì nasce il suono….quello è la Fabbrica della

voce del Clarinetto!

Anch’io come tutti gli Strumentisti ho avuto una scuola (non voglio peccare

di presunzione, ma direi Buona). Ebbene la Scuola prima, la lunga Professione

poi, ho completato le mie idee: Ecco dunque che non invento niente: un pò di

memoria e tutto va da sé…!

Le case Editrici Musicali sono ben fornite di Musica e Studi per Clarinetto;

però, da quello che ho sempre visto, questi Insigni Capiscuola hanno fatto

grandi Metodi creando difficilissimi Studi di forte Agilità…ma poche cose

hanno detto del Becco dello Strumento! E se qualcuno ha accennato qualcosa,

poi è scappato via di corsa! In un solo Metodo trovai qualcosa per il Bocchino:

un certo Blatt. Poi tutto fini lì. E anche a Scuola, benche il nostro

Insegnante fosse profondo nella Fisica del Becco, se io chiedevo qualche cosa…

egli cambiava discorso! Chiedere ad altri più anziani? …N N!!!!

Sembrava un Segreto di Stato! A questo punto, oltre la necessità di sapere…

mi rimase l’ansia di sapere o di arrivare a sapere a tutti i costi!!!

Il celebre Caposcuola Francese Klosé, in un suo Metodo descrisse la voce

del Clarinetto: deve essere: Dolce, Chiara, Pastosa e Molle….!

A parte che il problema è tutt’altro che facile, se aggiungiamo le Ancie che

si compera oggi giorno….la faccenda diventa seria e assai difficile!

Chi leggerà questo trattato capirà che intendo trattare il Classico Clarinetto

di Grande Orchestra, però non c’è divieto per nessuno: tutti possono

leggere, studiare, meditare…e al fin fine, ogni interessato potrà tirare le

sue somme…e poscia andare per la propria strada. Sì, perché le Scuole del

nostro Strumento sono tante che sarebbe impossibile pretendere che tutti

condividessero le mie idee. Vi era e non so se esista ancora…il sistema

di suonare coll’Ancia sopra. Questa è una. C’è chi parla di spingere non

con i Polmoni e naturale come quando studiavamo noi, bensì col Diaframma…

ecc. Comunque sia i sistemi e le Scuole, si deve sempre suonare con

un’Ancia poggiata sul Piano di un Bocchino. Perciò credo sia bene che quelli

che non si sono mai interessati di questa cosa; se quì leggono…potrà portare

grande vantaggio anche solo negli acquisti dei Bocchini che avranno

bisogno nella loro Professione.

 

Prima di chiudere questa preparazione allo studio, farei due raccomandazioni,

la prima è di credere a quello che quì scrivo! Questo è frutto di anni

ed anni di Professione e di esperienze!

In secondo luogo: non si faccia mai esperimenti in corso di forti impegni!

Le prove e gli esperimenti si facciano in giorni di riposo oppure in

tempo di Ferie. E aggiungo: Ance Nuove a Bocchini nuovi. Non si adoperi

Ance Vecchie in Becchi nuovo! Non combinereste mai niente!

Auguro a tutti quelli che vogliono dedicarsi a questo Studio: un buon lavoro

e molta calma…e tanta pazienza!

Potrà dedicarsi alla lavorazione dei Bocchini chi è portato e chi ne ha la

volontà…Chi non è portato: non lo faccia! Io non istigo nessuno di mettersi

a grattare il Piano dei Bocchini! E’ cosa grande anche ad arrivare.a

conoscere bene questo importante Accessorio!

Ernesto Olivieri

 

[TBC008]

 

Padova, Via Jacopo da Montagnana 13 bis. Maggio 1973

Trattato per il Bocchino del Clarinetto

tudi di ricerca e Mistero del Bocchino?... .)

-------------------------

Prefazione.

 

Per tutta la mia vita di Clarinettista ho avuto la volontà di

scrivere un Trattato per il Bocchino del nostro Strumento; ora che

sono in pensione e a riposo, mi accingo a farlo.

Non ho la pretesa di fare un lavoro Letterario: la scrittura non è

il mio mestiere: Mi accontento di mettere in evidenza le tante

cose che la mia Professione mi ha insegnato: (Modesta Professione

ma assai intensa). E’ ovvio che prima della mia carriera Orchestrale

ho avuto una Scuola (se mi è permesso direi anche buona), E questa

è stata la prima base. A questo punto aggiungo i quaranta e più

anni di professione…Ed ecco la completa (o quasi) conoscenza

del Bocchino del nostro Clarinetto.

Il mio Insegnante conosceva questo accessorio alla perfezione…

Forse anche per questo, ho ereditato le idee del mio Insegnante

e la volontà di studiare il detto arnese.

Senza dubbio non sono io il primo a trattare questo difficile e

tanto discusso problema. Comunque io dirò il mio parere.

Le case Editrici Musicali sono ben fornite di Studi e Metodi per

Clarinetto, e aggiungo di grandi Autori. Ma ho sempre visto e vedo

tutt’ora che questi capiscuola si sono dati molto d’affare per

creare studi difficili e di virtuosismo…, ma ben pochi hanno

approfondito lo studio del Bocchino del nostro Strumento; che è tanto

importante! Se qualcuno l’ha fatto, è stato solo di sfuggita.

Prima della grande Tecnica, ritengo necessario curare il suono,

che è la base di tutto! Un Clarinettista con una grande Tecnica

e un brutto suono, non ha valore. Il Clarinetto è bello se è suonato

con una bella voce, caso contrario è uno spiffero noioso!

Per arrivare a questo occorre conoscere molto bene il Bocchino:

(Questa è la Fabbrica della voce del Clarinetto)

E’ logico e fuori dubbio che intendo parlare del Classico Clarinetto

d’Orchestra: del Professore di Clarinetto.

Detto questo; non c’è divieto per nessuno: tutti possono leggere

e meditare… poscia ognuno và per la propria strada.

 

[TBC009]

 

Pregherei di non correre colle idee…e non fare facili e inutili

discussioni! Si vada adagio…si legga bene quello che scrivo….si

mediti….e col tempo si metta in pratica quello che man mano si

può. Dico quello che si può perché durante gli impegni certe prove

non si possono fare. Si faccia prove ed esperimenti in corso di

Ferie e in giorni di riposo! Non si porti in Orchestra dei Bocchini

che non si conoscono! Guai se questi hanno il difetto di fischiare!

Ho detto che tutti possono leggere il presente Trattato. Mi riferisco

a quelli che non credono alla lavorazione a mano dei Bocchini. A giudizio

di certi Clarinettisti solo con le macchine possiamo venire

in possesso di Bocchini perfetti. Dovrebbe essere così; ma in pratica

è al contrario: Ve ne sono di quelli, venuti dalla Fabbrica,

che possono andare anche senza farci niente; ma questo è una

percentuale minima. Il 90% dei Bocchini dobbiamo aggiustarli da noi.

Ammettendo che un Clarinettista non volesse dedicarsi a questi

esperimenti e a questo lungo e noioso lavoro, leggendo questo o

quell’altro Metodo del genere….è sempre una buona pratica che

potrà servire anche nell’acquisto di questo arnese…Peggio è

se uno non lo conosce affatto!!!

E’ più che naturale che parlando del Bocchino dovrò parlare anche

dello Strumento: sono due cose che vanno di pari passo. Farò anche

una pagina Introduttiva con diversi esempi…ecc., ecc.

Nelle nostre future conversazioni chiamerò Becco, anziché Bocchino:

Diminutivo più adatto ai nostri discorsi.

Anche i Francesi lo chiamano: le Beck.

Chiedo scusa in anticipo se i discorsi saranno lunghi e certe

cose ripetute. E il lavoro in se stesso che và così.

Il detto lavoro è più complesso di quello che si può pensare.

E allora la medicina più adatta è la Pazienza!

Ho detto che il lavoretto è lungo: Credetemi, che se fosse anche

più lungo, non si arriverà mai a dire il tutto!!!

Raggiungere la perfezione è difficile! Ecco allora che le cose

sono lunghissime anche da prendere in considerazione.

Non si dimentichi la seguente parola: Mistero del Bocchino!

 

Ernesto Olivieri

 

[TBC010]

 

PAGINA INTRODUTTIVA

 

I Clarinettisti interessati che consulteranno questo Trattato,

sanno ugualmente quali sono le note del Clarinetto

che per legge fisica hanno tendenza alle stonature,

ma per regolarità, metto uno specchietto mettendole in

evidenza..Quando un Clarinettista ha studiato

bene… e che ha in mano un buon istrumento e un

ottimo Bocchino, può intonare bene con gli altri Strumentini

e stare in Orchestra in santa pace.

Se il Becco non và bene, il più delle volte, fa stonare

lo Strumento e allora, tocca a noi provvedere…colmando

le lacune. Ci vuole pazienza e coraggio.

-------------------------

Quando si compera un clarinetto, o si prova qualunque Strumento

del genere, la prima prova si fa nelle dodicesime, poi nelle

ottave.

Dodicesime

[Music omitted]

Se vanno bene

queste, sarà

giusto anche

le ottave

Ottave

[Music omitted]

Note del tubo di scarico

[Music omitted]

Se queste note fossero un po’ calanti

si possono intonare allargando il

barilotto e un po’ il pezzo di sopra

verso il portavoce: Ma si vada da un

Fabbricante…! Ci vogliono i ferri…!

--------------------------

Note dello Chalumeau

Se questo registro

fosse crescente,

si deve allargare la

camera del Bocchino.

Non si esageri!

 

 

011-020

[TBC011]

 

Pagina 1

 

Prima di entrare nel vivo delle nostre ricerche, vorrei fare qualche

raccomandazione. La prima: invito i lettori e studiosi del presente

Trattato, a credere quello che stò scrivendo. Questo è frutto di tantissimi

anni di studi ed esperienze, osservando anche le minime cose.

Mi rendo anche conto che da un Clarinettista all’altro vi potrà essere un

po’ di differenza nelle idee. E questo non è una meraviglia poiché non proveniamo

tutti dalla medesima Scuola: Scuola e abitudine può formare qualcosa

di differente… ma lontano non possiamo essere perché abbiamo in mano

il medesimo Strumento Musicale e, alla fine, è sempre la medesima Professione.

Secondo: non solo dovete credere a quello che ho scritto io, ma dovete

avere fiducia anche in voi stessi; caso contrario non farete mai niente!

Se si sbaglia? Sbagliando s’impara! E’ lostesso di quella gente che

di qualunque argomento si stà parlando…ribattono di continuo: che sono

balle! Ebbene; questa gente non imparerà mai niente rimanendo in vita

ignorante! Vi sarà delle cose che io ripeterò più volte. E’ il lavoro stesso

che comporta le noiose ripetizioni. Tutt’al più, chiederò scusa in anticipo!

Questo lavoro, nel complesso, potrà apparire complicato, ma se consideriamo

bene lo scopo di mettere assieme il tutto, i problemi rimangono solo tre:

curare bene l’intonazione, questo deriva dallo Strumento; il Bocchino,

che è il perno delle nostre ricerche e le Ancie. Questo trio di cose, formano

lo scopo di Questo Trattato. Se riusciamo di risolvere questi problemi,

potremo portarci in Orchestra lavorando decentemente in tranquillità!

Per quanto riguarda lo Strumento, ci si attenga a quello che ho detto nel

foglio precedente. Per il Bocchino, vedremo in seguito. Vorrei soffermarmi un

pò parlando delle Ancie, che si è costretti a comperare oggi giorno.

Andando alla compera di Ancie, si dovrebbe fare il Segno della Croce come

andare davanti a Gesù Cristo…tanto è disonesto questo commercio!!!!

Parte di questa nera faccenda è cosa naturale che non ci sarà mai nessuno

a mettere fine a questo insoluto problema. A meno chè non si arrivasse a

creare delle Ancie artificiali di altra materia?... Chi vive vedrà?

Il legno delle Ancie: Canne di Bambù,.non è un legno uguale a tutti gli altri

legni: Qualunque legno noi osserviamo…vediamo i pori attaccati formando

una parete continua. Il Bambù delle nostre Ancie, al contrario, parte dal

tallone di ogni canna quasi fino alla vetta delle vene, queste vene saranno

loro stesse che sostengono il suono e che addirittura sono loro che

vibrano. Queste vene sono lunghe per tutta la durata della misura dell’Ancia

ed essendo loro le protagoniste di tutto; guai se l’Ancia fosse appoggiata

su un Piano imperfetto e fatto male. In tal caso: o suona male, o viene fischi

a non finire! Questa è la natura delle nostre Ance: Poi c’è la riuscita della

fattura… Anche il Fabbricante di Ancie per Clarinetto non si può condannarlo

al 100%. Brutto a dirlo, ma fenomeno naturale! Però questo fenomeno

porta a impazzire quelli che suonano il Clarinetto…coll’identica cosa

di un qualsiasi uomo che entra in un Ristorante ed ordina una pastasciutta,

(pagando prima. Le Ancie si pagano a scatola chiusa), poi il cameriere

porta al detto signore il piatto ma non pieno di paste, bensì di sabbia!

Siamo a questo livello. Ecco perché è necessario conoscere bene questo

nostro Attrezzo del Bocchino; e allora un pochino ci salveremo meglio.

Più di una volta sentivo dire che nel prossimo Concerto veniva un Maestro

un pò salato……e con un Programma difficile. Mi precipitavo in un Negozio

e acquistavo un paio di scatole di Ance nuove. A casa che ero non ne suonava

neanche una! E finiva che dovevo trovare Ancie vecchie…..Addio le mie

20.000 o 30.000 lire!!!! Questa è la Professione del Clarinettista.

Cercheremo, come ho già detto, di perfezionare il nostro Bocchino….in modo

di rendere.più leggero il nostro lavoro. In altre parole: meno fatica e buona

riuscita.

 

[TBC012]

 

Pagina 1.

Prima di entrare nello studio delle nostre Ricerche, vorrei

ripetere (se mi è consentito) quello che già ho detto nella Prefazione

aggiungendo una raccomandazione, cioè: di credere quello che dico

perché questo è frutto di prove e riprove…..di una vita intera vissuta

col Clarinetto in mano controllando ogni particolare. Se per caso qualche

piccola cosa non combinasse coll’idea di un altro Clarinettista… Senz’altro

o è per natura diversa, o Scuola…..Ma non potremo essere lontani,

Qualche volta ho assistito a dei ragionamenti di gente abbastanza competenti

i quali ammettevano che pure nel nostro Strumento la voce deve essere di

Natura, caso contrario, non c’è nessun modo per fare tirare fuori ad un ragazzo

una voce d’Orchestra! Non cancello l’ipotesi, ma neanche l’ammetto!

Un giovane che studia canto: o Tenore, o Soprano; non ha importanza

il ruolo del Cantante: Questi si se manca la voce naturale, che viene dalla

gola… non può studiare! Ma per studiare un istrumento come il nostro, direi

che il 70% lo possono fare; a patto che abbiano la musicalità e la volontà.

E lo Studio che stiamo per fare è fatto apposta per curare il suono del

nostro Clarinetto.

Come ho detto ripeto: il Bocchino è l’arnese che fa fare bella figura, se va

bene, e brutta se rende lo strumento stonato. Questo Accessorio è come le

persone del mondo: non c’è un Bocchino uguale all’altro! Ci sarà poco, ma non

sono uguali l’uno dell’altro: Ed è proprio queste differenze che portano a

dei cambiamenti…

Chiamerò il Bocchino del Clarinetto alla Francese: le Beck: Più consono ai

nostri discorsi.

Il Clarinettista in genere ha bisogno di un Bocchino intonato: e questa è la

cosa più importante. Ma ha bisogno anche di un Becco che abbia la punta fatta

bene in modo che passi senza sforzo la colonna del proprio fiato in modo di

avere una certa libertà di azione. Per avere questo, occorre stare attenti

nell’acquisto di un Becco. Mai comperare dei Bocchini colla punta troppo

grossa molto materiale nella scarpata sottostante all’orlo. Specialmente se

poi ci si lavora….Lavorando s’allarga l’orlo, s’allarga tutta quanta la punta

e in tal caso, passerà la colonna d’aria con più sforzo e meno spontanea.

Malgrado che questo nostro Clarinetto sia uno strumento assai difficile…

ma se lo strumento è fatto bene e il Becco abbia i requisiti di cui ho

parlato, il Clarinettista può lavorare con tanta calma e anche molta libertà!

 

Se noi comperiamo un Becco e che poi risultasse un po’ calante…possiamo

arrangiarci tagliando un po’ il Barilotto. Se però possiamo, evitiamo di

accorciare il Barilotto. Non solo nel Bocchino si può curare l’intonazione, ma

anche nel Barilotto. Semmai si provi parecchi Barilotti e di svariate misure….

E se, viceversa, il Becco che abbiamo per le mani fosse crescente, si può

allargare la camera del Bocchino. Operazione facile se si tratta di un Becco di

legno o di Caucciù; ma difficile se è di Cristallo! Comunque, si trovi un pezzetto

di legno e si lavori sino a portarlo ad un bastoncino della misura che entri

dentro la camera del Becco; quindi ci si arrotola della carta smariglia e

si consumi del materiale nella camera del detto Becco. Cercare di controllare

….e non andare oltre!

 Sempre nell’acquisto di un Bocchino, è necessario stare

attento non solo come ho detto di non essere troppo grosso nella punta….ma

anche di non essere troppo largo nella punta. Se così fosse e che ci si lavorasse,

si può correre il pericolo che se la punta è troppo larga potrebbe

passare qualche spiraglio d’aria…tirandosi dietro il maledetto fischio.

 

[TBC013]

 

Pagina introduttiva

 

Prima di cominciare il Trattato è molto importante dare uno sguardo

alla Fisica del Clarinetto. In tal caso, potremo meglio orientarci

lavorando con fiducia e persuasione. Caso contrario, potremmo

trovarci a non sapere se il difetto di una data nota, o zona di

note, è il becco o se è l’istrumento?

Se noi abbiamo la fortuna di avere in mano un buon istrumento;

senz’altro le ricerche del becco riusciranno più facile.

Secondo il mio criterio ed esperienza, cercare la perfezione nei

nostri strumenti (perfezione d’intonazione….), è cosa assai

difficile! Se non fosse una parola al quanto pessimista direi:

impossibile!!! Gli strumenti a fiato, in special modo il nostro: il più

ben riuscito e più intonato; è il meno stonato. Arrivato a questo

punto; tocca a noi, coll’ingegno e le orecchie….intonare le note

in modo da poter stare in mezzo agli altri strumenti…lavorando

facendo la Professione. E allora è di capitale importanza andare

verso la perfezione del.Bocchino; che, ripeto; da lì nasce il suono.

Ma torniamo all’istrumento: Se un giorno ix, vogliamo andare in un

negozio per l’acquisto di un becco; quasi sempre ci portiamo con

noi il clarino per fare, sia pur lieve, ma una prova… del becco

nuovo che desideriamo acquistare: Se conosciamo bene il clarino

che con noi portiamo; il problema è solo quello del becco.

Perché lo strumento vada bene e non si corra a degli altri errori di

calcolo….Si osserva le medesime note, stando molto attento se le

Dodicesime sono giuste.

[Music omitted]

Si stia attenti alla nota superiore di queste Dodicesime che da

quì si sente il difetto dello strumento. Questa nota superiore, si

deve sentire buona anche senza sforzarsi colle labbra.

In una compera di istrumento, se non ci fidiamo di noi…o delle

nostre orecchie: si porti una persona molto pratica e con delle

orecchie abituate a questo controllo. E indicato un Timpanista, o

un accordatore di Pianoforte. Ai miei tempi tutti andavano dal

 

[TBC014]

 

Celebre Timpanista: Leone Bompani. Egli aveva due orecchie che

spaccava l’impercettibile! Peccato che non c’è più!!!

Controllare bene queste note.

Queste quattro note si trovano [Music omitted]

nella zona del tubo di

scarico, chiamato. Sono solite a calare anche dalle Fabbriche più

rinomate del Mondo.

Qualche clarinettista riesce da sé ad aggiustarsele: allargando

qualche foro. Ma è un azzardo. Le Fabbriche, al contrario, toccano

il pezzo superiore dall’incastro fino verso il cannello del

Portavoce; e anche un po’ nel barilotto. Spesso si può rovinare un

Istrumento. E, in fine, guardiamo le note dello Chalumeau, che sono le

Seguenti.

[Music omitted]

Queste note, ripeto, dello

Chalumeau, sono le più difficile da intonare; la nota in terza riga

chiamata: Si b; non solo è difficile da intonare, ma anche la più

brutta: alle volte addirittura Tisica. Eppure, con un buon clarino,

un buon becco e un’ancia buona; questa zona di note sono le più

caratteristiche ed interessanti del Clarinetto.

Tornando alla nota Tisica del Si b in terza riga, se si vuole si

può cambiare il cannello del portavoce…andando verso il

meglio; e ci si può andare. Occorre tanta pazienza!!!

Questo è il quadro generale dello strumento; ben’inteso nel grosso

modo. I piccoli particolari si trovano studiando e suonando in

Orchestra.

A questo punto si deve mettere assieme due cose;

strumento e Bocchino: Cerchiamo di lavorare con calma e senz’altro

riusciremo. Ma non mi stanco: pazienza assai!!!!

Ernesto Olivieri

 

[TBC015]

 

Pagina 2

 

Penso che nella Prefazione mi sia fatto capire bene circa di avere

sempre avuto la grande volontà di parlare e quindi di scrivere

parlando del Bocchino per perfezionare lo studio del nostro Strumento, ma

non per la brama di un guadagno di denaro.

Da studente, benché il mio Insegnante fosse profondo in materia; egli non

ne parlava mai. A chiedere…nessuno parlava! Ecco perché in me mi si formò

questa fissazione…di dire tutto quello che sapevo…anche più se potessi!

Ho l’idea che questo Trattato possa servire più ai giovani che agli anziani

Clarinettisti. Questi ultimi sono già piazzati in Orchestra e camminano

colla sua abitudine. Però, sia gli uni che gli altri, hanno sempre a che

fare col medesimo Strumento e Professione.

La vita del Clarinettista in Orchestra impone tantissime cose e trà queste

anche il bisogno improvviso di correre ad acquistare un nuovo Bocchino.

Specie noi Italiani che suoniamo quasi tutti col Becco di Cristallo…e

a causa anche solo di un piccolo urto…possiamo trovarci col Bocchino rotto.

E cominciando da questa combinazione, è necessario una buona conoscenza

di questo Accessorio. Nel caso detto di una rottura…e che il giovane Artista

abbia vicino il suo Insegnante, questi gli può aiutare: Ma se il ragazzo

si trova lontano? Comunque sia, la prima cosa da imparare è quella di

conoscere il Becco anche solo nei dettagli più elementari…e appunto, di una

compera improvvisa. Premetto che quando si va in Professione già si dovrebbe

avere una scorta di Bocchini; almeno due. Con tutto che mi sono sempre

interessato di questa cosa, nella mia Professione mi sono trovato un paio di

volte col Becco rotto e senza scorta. Eppure ho sempre provveduto.

Nella mia vita ho conosciuto degli ottimi Clarinettisti che non si interessavano

di questo Problema, ma che erano dotati di buon gusto e riuscivano a

salvarsi da queste situazioni critiche. Anche qualche Insegnante che non

dava tanto peso al fattore Bocchino. Benedetti loro!

Un buon Clarinetto è una cosa bellissima! Un buon Bocchino è cosa Divina!!!

Non a torto: qualcuno ha detto che un Becco riuscito bene…vale più dello

Strumento! Ma questa affermazione non si può dirla a tutti, si correrebbe il

Rischio di una parolaccia…!

Durante tutto il corso della Professione l’artista ha bisogno di studiare,

e non solo per stare in esercizio, bensì per vedere di salire…a dei progressi.

Considerando che in taluni periodi, pure studiando, e fatica anche a

rimanere al proprio livello. Salute un po’ malferma…Denti messi male…

Stanchezza fisica e di Labbra…ecc.

Se uno come noi lascia lo Strumento…Finisce che lo Strumento lascia

lui!

In sostanza, cosa brama e che cosa vuole il Clarinettista? Risposta:

L’uomo che tiene in bocca il Becco dello Strumento, ha bisogno che l’Ancia

vibri bene e che la colonna del fiato cammini senza intoppi; solo così verrà

un buon suono e con una certa libertà d’azione. Guai se manca questa

libertà…! Se disgraziatamente si deve buttar dentro il fiato colla prepotenza,

diventa più difficile anche i Passi d’Azzardo. In queste condizioni

ci si potrebbe trovare, o per un’Ancia pessima; per Becco difettoso. Per lo

Strumento che sfiata; oppure se noi siamo in balia della Febbre…e colle

labbra gonfie. Cerchiamo di sapersi arrangiare il nostro Bocchino…e

lavoreremo bene e tranquilli.

I Francesi chiamano l’Artista che aggiusta i

Bocchini: Le Pianoista. L’Artista del Piano del Bocchino.

Nel breve soggiorno a Parigi, imparai tantissime cose di questo

Accessorio!

Coraggio e pazienza!

 

[TBC016]

 

Pagina 3

 

Sembrerebbe un’eresia ai giorni nostri dopo che la Scienza ha

fatto tante conquiste: (la vera conoscenza della Luna…) Parlare di problemi

per fare suonare un’ istrumento come in nostro Clarinetto…Eppure, ci

sono e come! Però noi Clarinettisti non siamo i soli a lamentarci e a

brontolare perché sovente in Orchestra non possiamo fare il nostro dovere

come vorremmo. Vi sono anche gli Oboisti e i Fagottisti a dire altrettanto;

pure loro maneggiano uno strumento ad Ancia. Per la verità, questi due

Strumenti hanno l’Ancia doppia che, come sappiamo, consiste nel mettere

assieme due palette, ben congeniate, quindi legate assieme creandone una unica.

Ecc. ed ecc. Per la verità, tutti gli Strumenti d’Orchestra hanno il suo castigo,

ma i nostri ad Ancia alle volte… diventa un castigo assai brutto!

Eppure se noi avessimo delle Ancie discrete, (non dico buone perché non

esistono più) a suonare il nostro Clarino sarebbe un gioco. Il Clarinetto è di

emissione più facile dell’Oboe e del Fagotto. E questo lo dimostra quando i

ragazzi cominciano a studiare gli Strumenti ad Ancia. I ragazzi dei Clarinetti

fanno presto a fare il suono e le scale: Oboisti e Fagottisti, mettono

molto più tempo anche solo per impostare il suono…!

Da parte nostra abbiamo il problema del Bocchino: Difatti, questo mio Trattato

parla quasi interamente del Bocchino del nostro difficile Strumento.

Si tratta di poggiare un’Ancia sul Piano del Becco e tirare fuori la voce

naturale dell’Istrumento. Sono due cose che si uniscono e che devono essere

perfette, caso contrario, non viene fuori niente di buono!!!

Pensiamoci un po’ cosa vuol dire di unire due Piani: quello del Becco e quello

dell’Ancia…e pensare di avere un bel suono…che per avere questo, i due

Piani devono andare bene fino al punto che questo pezzo di legno deve vibrare

liberamente come fosse da solo….Supponiamo che i due Piani potessero

parlare (cosa impossibile…ma, ipotesi). Il Becco potrebbe dire all’Esecutore:

dammi un pezzo di canna buona e io farò il mio dovere! Allora potrebbe

intervenire l’Ancia dicendo: se mi dai un bel Piano perfetto…io lavorerò fino

a farti impazzire di gioia!!! Se noi ci pensiamo bene, il problema non è facile!

E colle Ancie di oggi giorno, un povero Clarinettista che deve lavorare

con degli impegni assai impegnativi…il detto problema diventa pesante!

Ho detto e ripeto che chi avesse Ancie discrete il nostro Strumento si

suonerebbe bene. Se però noi ci pensiamo, il commercio delle Ancie non potrà mai

essere come tutte le altre cose che noi comperiamo. Se i Fabbricanti di Ancie

facessero solo Ancie buone; ammettendo che potessero…? Guadagnerebbero molto

poco! Mettiamoci in testa che con questi Strumenti ad Ancia, dobbiamo avere,

fin da principio, una gran dose di pazienza…e non sarà mai troppa!!!!

E torniamo al Bocchino.

A questo punto mi viene davanti l’impegno di un’Insegnante che abbia dei

ragazzi da impostarli…e altri da mettere agli Esami di diploma ecc.

E anche un’Insegnante non può, alle volte, fare miracoli…! Se però i genitori

degli Alunni hanno mezzi sufficienti…il problema è assai meno difficile…

Con dei soldi si cammina meglio verso la perfezione.

Se si conosce discretamente il Bocchino e la Sua Fisica, è meno difficile

la scelta che si potrà fare in un Negozio negli acquisti…quando vi è il

bisogno.

Da quello che ho visto io nella lunga carriera che ho fatto, la

maggior parte dei Clarinettisti, si aggiustano loro stessi il loro Bocchino.

Sì perché può essere anche una esigenza personale che abbiamo ognuno di noi.

 

[TBC017]

 

 Pagina 4

 

Mi pare di aver già detto che frà Professore del nostro strumento

e giovane studente (sempre di Clarinetto) non vi sarebbe stato nessuna

differenza in quanto tutti e due maneggiano il medesimo arnese Musicale,

quindi i problemi sarebbero gli stessi. In questo momento, pensandoci

bene, arrivo a dedurne che la posizione del giovane studente è assai più delicata.

Ed è così perché è la materia stessa dello studente in Musica che dà

meno affidamento e quindi anche meno aiuto; sia morale che materiale.

E’ bene precisare che qualunque studente e, in qualunque materia; sono sempre

con pochi soldi in tasca…o, addirittura c’è chi salta i pasti!

E questo l’ho visto non solo in Italia, ma anche all’Estero: Sarà il destino

dello studente del mondo intero. Ma lo studente in Musica in particolare.

Ed ecco un buon esempio. Se un giovane va ad iscriversi all’Università (specie

In medicina)…La famiglia, i parenti, gli amici e tutto il vicinato, fanno

una gran festa! Al contrario, se un giovane con delle bellissime doti Musicali,

riesce ad iscriversi ad un Conservatorio Musicale…Viene giù il mondo

delle critiche! Siamo d’accordo che il contenuto di questa faccenda, ha

per base molta ignoranza! Però non toglie che se il ragazzo è criticato…

strada facendo è anche meno aiutato. Vi è le prime malelingue a dire che

questo giovanotto suona Musica che non si capisce niente!! E di seguito gli

scivola la critica di dire che è un pallone gonfiato…e che spende dei soldi

per niente! La lista delle improperie sarebbe lunga…

Ecco perché il giovane studente anche di Clarinetto, il più delle volte non è

aiutato. E termino ripetendo che questo giovane studente in Musica di qualunque

strumento o facoltà Musicale; meriterebbe un aiuto particolare.

Da sottolineare che intendo parlare dello studente in Musica che abbia

veramente le qualità. Se i Genitori di uno studente del genere non sono convinti..

che il figliolo abbia le qualità, si porti dall’Insegnante…e fa presto a

sapere se il ragazzo ha o nò le qualità per tale studio. Se è anti Musicale,

il giovane cambierà in un’altra cosa…e non cade il mondo per così poco!

Da qualche anno a questa parte, si sente dire che qui nella nostra bella Italia,

dove è nata la Musica e l’Arte Musicale, che non abbiamo più sufficienti

giovani Orchestrali per sostituire gli anziani che a sua volta se ne vanno

in pensione. Vedi Teatro Scala di Milano…Ed altre Orchestre.

Se noi cercheremo di aiutare questi giovani…un giorno potremo avere degli

elementi giovani in grado di metterli non solo alla Scala di Milano; ma di

mandarli, come era una volta, in tutto il mondo. Io mi domando: i Ministri di

Belle Arti e Cultura le sanno queste cose quì?

Non tutti sanno che il nostro Clarinetto è, fra gli Strumentini d’Orchestra,

uno degli strumenti più giovani: forse il più recente che sia stato portato

in grande Orchestra. All’epoca di Johan Sebastian Bach, il Clarino non

l’avevano messo nelle Partiture. Il primo, o diciamo, uno dei primi fu Mozart

a comporre il Concerto in La maggiore per Clarinetto e Orchestra.

In seguito, non solo l’hanno messo in tutte le Partiture, ma lo mettono e come

lo caricano. E’ uno strumento di molta risorsa perché ha una grande

estensione. I cosiddetti Strumentini d’Orchestra sono: Flauti e Ottavino. Oboe e

Corno Inglese. Clarinetti e Clarinetto Basso. Fagotti e Controfagotto. E anche

i quattro Corni giocano assieme. Beato o beati quelli che giocano meglio!

A questo punto il gioco dell’impegno Orchestrale, non è solo di parità…

ma può essere concorrenziale… Chi più ne ha più ne mette!

Ecco perché anche il Clarinettista anziano si trova nel bisogno di fare

delle ricerche e poscia andare verso sempre più alla perfezione.

La ricerca del meglio; interessa a tutti in questa professione!

 

[TBC018]

 

Pagina 5.

 

E per andare alla ricerca del meglio, ammettendo che riuscissimo,

occorre studiare, darsi daffare, interessarsi e via dicendo…

Come punto di partenza la prima cosa è di conoscere le lettere Fisiche

che può essere la chiave di partenza d’entrata dello studio stesso.

Queste lettere Fisiche applicate sulle posizioni più importanti del Bocchino,

le vidi per la prima volta in un Metodo per Clarinetto di un’Autore di

nome Blatt. (Forse Austriaco o di razza Tedesca). Questo doveva essere

un conoscitore profondo del Bocchino del Clarinetto.

Parlare di andare verso il meglio…e alla più perfetta perfezione, può

sembrare un termine vanitoso. Nella nostra Professione e con tale istrumento

per le mani, è necessario anche una dose di vanità; caso contrario, potremmo

apparire freddi e di scarsa iniziativa: Questa è una ragione. La seconda

possiamo ammetterla in quanto: gli altri Strumentini d’Orchestra; non sono

solo i nostri amici di lavoro; bensì e in taluni momenti: i nostri concorrenti.

Ecco perché non dobbiamo mai fermarci di studiare e perfezionarci.

E aggiungo che in Orchestra può sempre presentarsi cose nuove: E ne cito una.

Basti solo che un bel giorno venisse un Nuovo Oboista, che è quello che dà

il La dell’Accordatura, e che costui avesse un Corista un po’ diverso dal

precedente, che fosse un po’ più alto e che noi non arrivassimo al suo Diapason..

come facciamo? Se si vuole lavorare e stare in pace… dobbiamo risovere anche

questo Problema! Per fortuna adesso, in quasi tutte le Orchestre, hanno

il Diapason che attaccano alla Corrente e tutto il complesso si orienta lì.

Ed è finito le discussioni!

Il nostro strumento, oltre alle beghe delle Ancie, dei Cuscinetti, delle Molli

e via dicendo…e anche un’Istrumento Traspositore. E qui, si voglia o no

l’impegno è maggiore. E più di noi sono i Corni e le Trombe. Quelli debbono

leggere in tutte le Chiavi. Il perché di questi Trasporti, non c’è bisogno

che io lo scriva perché quelli che leggeranno quì lo sanno ugualmente.

I profani di questa faccenda; e qui dentro vi è anche qualche Direttore di

Orchestra, si lavano la bocca strombazzando che i Trasporti sono solo questioni

di studio e di abitudine…ma che in fondo non è niente. Meglio non

rispondere a questi…! Dirò soltanto che il Repertorio Lirico, quasi si

può farlo col solo Strumento in Si B. Mentre invece nel Sinfonico occorre

Anche il Clarinetto in La; più facile e di molto più rendimento!

In un Concorso fatto a Roma che io pure ero uno dei tanti: Quello.che

esaminava; chiedeva se avevamo il Clarino in La? Un giovane, un po’ superbo,

rispose che era cosa superata…e che non occorreva. Morale della favola:

misero un Pezzo Sinfonico in La di una difficoltà enorme…e lui fece

cilecca! Contro natura non ci si può andare!!!

A proposito del Clarino in La. Anche i Fabbricanti mi hanno detto che è un

Clarinetto difficile da fare perché ha delle misure troppo diverse del normale;

sarà vero? Non lo so! Io ho constatato che quell’Istrumento si deve

suonarlo spesso se no dà sempre l’impressione che sia stonato anche se và

bene.

Il Concerto di Mozart in La Maggiore per Clarinetto e Orchestra,

è bello con questo Strumento. Tutte note Reali e comode. Quelli che l’hanno

fatto sapevano il fatto suo assai più dei chiacchieroni inutili!

Non sembra, ma questa è una Professione difficile!

 

Sempre a proposito dei diversi Clarini, mi è stato detto che in molte

Orchestre Straniere, Russia in special modo, portano in Orchestra pure il

Clarinetto in DO. Non è una meraviglia: Se nei Concerti Branderburghesi di

Bhach vanno ad eseguirli con la Trombina in Mi B piccola; possono adoperare

pure il Clarino in DO.

 

[TBC019]

 

Pagina 6

 

Dopo aver visto un pò le caratteristiche e anche i difetti del

nostro Strumento, passiamo nel vivo delle nostre Ricerche; che è il

Bocchino.  Ed è per questo che m’impegno di scrivere il presente Trattato.

Per capire bene questa faccenda, dovremmo essere ad una lavagna con

Un gesso in mano e studiarla come i ragazzi delle Scuole Elementari la

carta Geografica dell’Italia. Scritta in un pezzo di carta come quì, non so

se riuscirò di farmi capire? Comunque farò del mio meglio.

A questo punto parlerò del Clarinettista in genere: del Professore già in

Orchestra e del giovane che se non è al suo posto……sta per andare.

Tanto l’Arnese che adoperiamo e sempre lo stesso.

Quali sono le ragioni dell’istrumentista ix che non è contento del suo

Bocchino? E’ una parola anche rispondere a questa domanda.

Dico questo perché se noi interrogassimo mille Clarinettisti; novecentonovantanove

si lamenterebbero…e non sarebbero contenti di quello che hanno

in mano anche da parecchi anni. Questo è in via di massima, ma se noi andiamo

nei particolari, come ad esempio il difetto del fischio… a questo punto,

non solo se il Clarinettista si lamenta ha mille ragioni, ma urge prendere

dei provvedimenti. Se si trattasse di uno che studia, allora deve essere

l’Insegnante ad aggiustarlo…oppure a comprarne uno dei nuovi: Se è uno già

in Professione, deve essere lui stesso a provvedere…

Citare tutto quello che l’esecutore vorrebbe, sarebbe lunga la lista.

Come già ho detto: nei difetti, urge muoversi…e tirarli via al massimo!

E se noi vogliamo andare verso il meglio facendo dei progressi…cercheremo

di fare degli esperimenti, delle prove, mettendo in atto tutto il nostro ingegno.

A tal punto dobbiamo stare attenti a non rimanere fregati … Anziché

migliorare le nostre doti Artistiche; guai se dovessimo andare peggio!!!

Ecco perché ho detto anche nella Prefazione: non si faccia mai delle prove

e degli esperimenti in corso di forti impegni!

Prima di cominciare a lavorare in un Bocchino, o anche prima di un

cambiamento di questo Accessorio, assicuriamoci che i Cuscinetti vadano bene…

e che lo Strumento non sfiati!!! Poiché un fischio può venire, come solito,

dal Becco; ma anche se un cuscinetto perde. Attenti che questi due fischi

sono diversi l’uno dall’altro!

Nel Becco c’è un detto internazionale che suona così: il Problema del Bocchino

del Clarinetto è sempre stato e rimane Insoluto! E questo lo ammetto anch’io

che è difficile portarlo alla vera perfezione. Lo Strumento no. Questo

se si vuole si fà tappare bene. Occorre un po’ di buona volontà, e quando và

bene, si lascia stare poiché qualche cuscinetto, pian piano s’imposta da se.

L’Istrumento dunque va bene; allora dedichiamoci al solo Bocchino che.ne

abbiamo ben donde…! Il Becco fischia…? Il primo difetto che in generale

si vede è l’imperfezione del Piano. Più avanti vedremo come lavorare.

Quando si compera un Bocchino si deve osservare la punta che non sia troppo

larga, specie se il Becco si dovrà lavorare; se fosse troppo larga, si

arriverebbe che poggiando l’Ancia non coprirebbe l’intera punta e allora

passerebbe qualche spiraglio d’aria e si tirerebbe dietro il maledetto

fischio! Pure la finestra Armonica non è bene troppo larga! Sia giusta.

Quando si và in un Negozio per l’acquisto di un Becco nuovo, si vada da soli…

e al mattino, così si può provarlo a labbra fresche.

Si osservi e si collaudi senza fretta e nervoso: Non si ascolti qualche

chiacchierone…!.Consiglierei di non diventare dei maniaci.

Sempre calma e molta pazienza!!!

 

[TBC020]

 

Pagina 7

 

Da giovane e studente di Clarinetto che ero, nonostante che il mio

Insegnante fosse profondo in fisica del Bocchino e che spiegasse parecchie

cose… Non ero mai sazio di sapere. E questo avveniva perché pur essendo

ancora inesperto, me ne accorgevo che avrei potuto fare di più se lo

Strumento e Becco assieme, fosse andato meglio. E’ difficile spiegare questa

faccenda! O se l’ha spiego, dirò assai poco per non offendere i morti. E’ sempre

meglio lasciarli in pace!!! La verità è la seguente.: Ai ragazzi giovani

va sempre a finire gli Strumenti più scassati…e i Becchi più disgraziati!

Oggi giorno, dopo 40 abbondanti anni di Professione…Sia quello che ho visto

da gli altri, e sia l’esperienza su di me; ho accumulato tanto materiale

che può valere non solo per questo Trattato, addirittura farsi un bel

Romanzo. Perciò, prego di credermi!

 

Gli Strumentini d’Orchestra: Flauti & Ottavino: Oboi & Corno Inglese: Clarinetti

e Basso Clarinetto: Fagotti e Controfagotto. E Corni. Questo gruppo di

Strumentini (Chiamati dai Direttori d’Orchestra), lavorano insieme, galleggiando…

e portando ognuno il proprio colore. Stare al livello Artistico e andare

bene con tutti, non è sempre facile. Specie quando capita delle zone di note

nei Registri poco belli come le note del nostro Chalumeau. Eppure, si deve

lavorare e andare avanti e senza perdere la calma.

Vi è una considerazione da fare: le note da me appena citate e che noi del

Clarino le condanniamo per brutte, se ci troviamo distanti dall’Orchestra

appena 3 metri, non sono brutte. Qualche volta le potremmo trovare più

interessanti delle altre. Anche se ci troviamo in mezzo ai violini primi e che

Esse facciano delle cose divine… si può sentire anche delle brutte grattate.

Se ci allontaniamo; le grattate non le sentiremo più. Gli effetti dei Complessi

Orchestrali sono cosi in tutto il mondo!

Come ho detto, gli Strumentini lavorano insieme e, aggiungo, che sono il

Condimento dell’Orchestra. Poi i già nominati Strumenti sono guidati da Elementi

che: chi più ne ha…, più ne mette…! E questa cosa o complesso…ci mette

in guardia di stare attenti al massimo!

Era bella che molte volte prima di andare a fare un Concerto, qualcuno mi

salutava aggiungendo: Buon divertimento!.. Quanti cretini vi è al mondo!!!!

 

Senza offesa per nessuno. Il nostro Clarinetto deve essere Insegnato da un

Clarinettista, non da uno che suona il Pianoforte o altro. Caso contrario

capita come a quei ragazzi di Parigi che fecero quel Saggio.: Di 10 giovani

Clarinettisti, fecero il Saggio alla meglio appunto perché di 10 fischiarono

In 8. Un’altro a Lubiana. Questo Inglese. Nel Concerto in La Maggiore di

Mozart, arrivato al Rondò dell’ultimo tempo, fece non meno di una decina di

fischi. Finito il Concerto egli si Gloriava perché era Allievo di un Celebre

Pianista. E tanti altri che non posso elencare.

Questo non è uno strumento facile che in campo Professionale possa essere

avviato in Orchestra da altri e non da Tecnici dello Strumento.

Solo Robert Stark (Tedesco) era Pianista, Organista e anche Clarinettista,

ed è rimasto un Caposcuola del Clarinetto.

Il complesso di cui parlerò non è facile. La Professione è al quanto dura;

però, se noi Clarinettisti avessimo delle Ancie Buone, sarebbe meno duro

questo mestiere. In pratica, vi è una sola Fabbrica di Ancie in tutto il mondo,

che è la Vandoren di Parigi. E aggiungiamoci qualche altro… Perciò, non

si può fare delle scelte nelle compere e provviste di Ancie.

Quello che fa la Professione col Clarino in mano, ogni volta che riscuote il

Mensile, deve fare la sua compera di Ancie anche se ne ha; guai rimanere al

verde!

 

021-030

[TBC021]

 

Pagina 7

 

Da giovane e studente che ero, volevo sapere tutto quello che

era il complesso del Bocchino del nostro Clarinetto. Più tardi ero

persuaso che scrivendo qualcosa in merito, fosse cosa molto utilitaria,

ora, non vale niente il passato e i sacrifici per imparare tutto quello che

ho visto durante i miei tanti anni di Professione di Clarinettista…

Quello che vale oggi giorno e di far vedere agli altri le cose concrete.

Solo così potrò persuadere tutti quelli che qui leggono e studiano.

La gente del mondo vuole vedere i fatti concreti. Ed hanno ragione!

Senza dubbio farò del mio meglio! Però prego ancora una volta di credere

a quello che scrivo perché non è solo quello che è passato per le mie mani

e del mio Clarino; ma anche quello che ha passato gli altri. Anzi: quello

che tante volte è passato ad altri meglio di me. Questa è un’Arte difficile

che tante volte possono cadere…anche le Celebrità!

 

Gli Strumentini d’Orchestra (così chiamati): Flauti & Ottavino, Oboi e Corno

Inglese, Clarinetti e Basso Clarinetto, Fagotti e Controfagotto e anche

Corni. Questi strumentini lavorano insieme e ogni classe galleggia assecondo

del proprio Colore. Stare al livello di questo clima e andamento…non

è sempre facile. Non è sempre facile anche perché alle volte si presenta

delle cose Scoperte in zone di note poco belle e poco comode. E può darsi

che un disegno Musicale del genere, sia preceduto…o ripetuto da un altro

strumento in un Registro da fare migliore riuscita. A questo punto, guai

chi si perde… e guai.a quello che cade di morale!

Il nostro strumento ha le note dello Chalumeau che risultano meno belle

delle altre. Questo è per chi ha lo strumento in bocca. Se uno è in Sala

a qualche metro di distanza, non avverte questa bruttezza che sentiamo noi.

E anzi dirò di più: molte volte che io appunto non ero contento per una mia

uscita di note dello Chalumeau, mi fu detto che proprio quelle note erano le

più interessanti! E potevo crederci perché chi mi aveva detto questo, era un

Clarinettista.

Del resto tutti gli Strumenti sono belli sentendoli da un pò

di distanza Molte volte mi sono trovato vicino a un Concertista di violino

che appunto per essere troppo vicino; mi sembrava che egli facesse delle

grattate…enormi, invece andare solo trè metri di distanza era una bellezza.

Come ho detto: gli Strumentini d’Orchestra lavorano assieme…e così:

chi più ne ha….più ne mette…E questa cosa da stare molto attento!

Senza offesa di nessuno: il nostro Strumento deve essere insegnato da gente

che conosce bene il Clarinetto. Caso contrario avviene come quando io sentii

quei ragazzi a Parigi che fecero quel Saggio. Di una decina di Allievi

che ognuno suonava un pezzettino: Non meno di cinque o sei fischiarono…!

Ed erano a Parigi, Paese dove i Francesi credono d’aver creato e sviluppato

il Clarinetto.

Altro caso analogo, con la differenza che quest’ultimo era un Concertista.

A Lubiana (1951. Iugoslavija) un Clarinettista Inglese fece il Concerto

in La maggiore di Mozart, accompagnato dall’Orchestra Filarmonica di quella

Città. Il primo tempo lo fece bene, il secondo tempo e l’ultimo, fece un

mucchio di fischi. E per ultimo quì a Padova. Questi era un Cecoslovacco.

Suonava benone ma lo strumento fischiava come una Sirena!!!

Sia quest’ultimo, e sia l’Inglese che era a Lubiana; avevano studiato il

Clarinetto da un Celebre Pianista. Ecco l’errore! Non è uno Strumento il

nostro da prenderlo sotto gamba permettendosi di insegnarlo un Pianista.

Ogni.uno al suo mestiere!!!

Più oltre vedremo il da farsi circa il sistema di fare il Piano ai Bocchini.

C’è chi lavora col Piano pari, e chi lavora col Piano incavato alla Francese.

 

[TBC022]

 

Pagina 8

 

Nel foglietto dopo la Prefazione (pagina introduttiva), ho parlato

dei difetti del nostro Clarinetto, cosa che ha anche gli altri

Strumenti poiché la Fisica è a casa di tutti. Ora, assodato questi

difetti, veniamo alle combinazioni in cui devono lavorare queste Orchestre.

Nelle Orchestre di un certo livello Artistico, del mondo intero,

tengono o dovrebbero tenere, una temperatura non inferiore ai 20 gradi.

Meglio sarebbe se fossero 22.

Nei Paesi dove è freddo, e anche da noi nei mesi Invernali, prima delle prove

dovrebbero riscaldare l’ambiente dove il Complesso Musicale lavora.

Non parliamo poi quando c’è le Opere e i Concerti. Nelle recite, il riscaldamento

deve essere più curato delle prove.

Perciò, non sono solo i difetti dei vari Strumenti a portare delle stonature…

ma anche la temperatura se, come ho detto, fosse troppo bassa.

E, per finire, la Sala dove lavora una buona Orchestra non dovrebbe mai essere

lasciata troppo freddo e in mezzo all’umidità. Vi sono Istrumenti grossi;

Ottoni e Basso Tuba, Contrabbassi ed altri… che non possono portali a casa

ogni sera e allora non si possono lasciarli in una Siberia di continuo!

Sperando che nessun Orchestrale mi mandi delle improperie…darò un colpo

ai Professori d’Orchestra.: Per suonare bene tutti gli Strumenti; occorre

andare in Orchestra almeno mezz’ora prima, non all’ultimo momento!

Anche nel contratto Nazionale dei Professori d’Orchestra, vi è un articolo

che dice di prepararci prima…! Anche appunto per Intonarci!

Nella mia lunga vita di Teatro, non sono mai arrivato in ritardo. Le ragioni

di entrare presto erano due, la prima era che riscaldando bene il Clarino…

soffiando anche senza suoni, la Camera dello Strumento faceva specie di nebbiolina

e il vapore acqueo produceva acqua corrente che alle volte andava

nei buchi…e che veniva, come si suol dire: Stecche. Suonando un bel po’ prima

di cominciare, evitavo questo pericolo. Sarà pignoleria, ma necessaria

Poi vi è la parte Artistica. Tante volte occorre portarsi prima al lavoro

per la necessità di guardare certi passi…ecc.

Adesso prima di cominciare a guardare i Bocchini buoni o difettosi che siano,

occorre procurare gli arnesi adatti.

 

I primi tempi che cominciai a toccare il Piano dei miei Becchi, adoperavo

uno Specchietto che, per caso, aveva il piano perfetto. Poi si ruppe e cercai

un’altra cosa. Mi feci fare due lastre di Acciaio lunghe 10 centimetri e

larghe 4. Poi passate per una Rattifica in modo che fossero perfettissime.

La ragione di avere due Piastre anziché una, era per collaudarle…

infatti, mettendone una sull’altra potetti vedere che di quattro piani

(due ogni Lastra), due erano riusciti perfetti, e due erano falsi che poi li

adoperavo sgrossando. Le ultime toccate li facevo sui due piani giusti.

Così mettendo il Becco sul piano; si potrà vedere il fallo. Questa è la base.

 

[Drawings omitted]

 

[TBC023]

 

Pagina 9

 

Come ben si vede, accanto allo schizzo delle due Piastre, ho messo

anche un disegnetto del Bocchino di prospetto e le sue lettere Fisiche.

Prego di osservare bene il tutto… che è tanto necessario!

Dei Bocchini per Clarinetto ne ho visto di diverse sostanze: Legno di Ebano

come il Clarino. Di Osso. Di Avorio. Di Caucciù; e, in fine, di Cristallo.

Quest’ultimo e il preferito degli Italiani.

Mi permetto di dire in partenza che la sostanza del materiale di cui sono

fatti ha sì la sua importanza, ma non è determinante: Il mio Insegnante ha

detto più di una volta che se questo Accessorio fosse fatto anche di terracotta

(come i pignatti da cucina) purché fosse riuscito bene il Piano,

suonerebbe bene ugualmente. Egli era un Tecnico profondo in materia!

Mi soffermerò parlando di quelli che ho adoperato io durante l’intera mia

Professione….e anche dei colleghi che, con me, hanno fatto la Coppia.

Io ho adoperato: il Becco di Legno Ebano; di Caucciù e di Cristallo. Di

questi trè, io ero innamorato di quello di Legno. Questo ha tutte le

caratteristiche e le qualità del vero Clarinetto. Molti hanno detto che il Legno

non stà a posto e che quindi si muove il Piano… .Da quello che ho capito io

non ho mai riscontrato questo fenomeno. Vi è un’altro pericolo, ed è questo:

Se questo Becco, di Legno, fosse sottile e che il suonatore invitasse la

fascetta forte; con questo tiraggio…e col tempo, il Piano potrebbe cedere.

E in secondo luogo, finito di suonare, occorre ogni volta di asciugarlo in

modo che non rimanda un lago d’acqua. Tutti sanno che il legno assorbe l’acqua

e, in seguito, può fare dei movimenti. Anche i Mobili di casa hanno la

tendenza a muoversi. Il Becco di Ebano deve essere grosso di fattura!

Il Becco di Caucciù è l’arnese di quasi tutto il mondo. Non hanno torto

perché riuscito bene è bello in tutti i Registri! Ma occorre lavorarselo da

se, se uno si dedica…in modo che sia perfetto al massimo, caso contrario,

c’è da fare i conti con i Fischi!!! Una accurata scelta di Ancie…e, alla

fine, è un’ottimo Bocchino!.Ed ora viene l’idolo degli Italiani: il Becco

di Cristallo! E qui vi un altro pericolo…: le crepe e le rotture!

Ero a Taranto a fare una piccola Stagione Lirica; l’ultima recita fu Cavalleria

e Pagliacci: Tutto era andato più che bene! Calano il Sipario, smonto

il mio Strumento, quando andai per lavare il Bocchino dal Barilotto; mi

venne in mano la punta del Becco e il Gambo era rimasto al Barilotto…Rotto!

Ecco la fine di questi. Non tutti ma quasi. Ebbi più dispiacere che se avessi

perduto la paga della Stagione!!! Era come un Organo!

Questo Becco di Cristallo, in se stesso ha meno esigenze del Caucciù. Col

nero se non è più che perfetto non suona. Col Cristallo può andare anche

con qualche lieve difettuccio. Poi sia nell’uno che nell’altro, occorre la

sua abitudine. Il Clarinettista in Professione deve averli tutti e tre

e può capitare che secondo gli ambienti che trova…e il Complesso…

Vadino bene tutti.

Parlerò anche più avanti del Piano dei nostri Bocchini, e del Piano delle

Ancie che anche quelle hanno un Piano e che deve combaciare con quello del

Becco. Questo impatto è tutt’altro che facile. Ammettendo che un Becco

avesse un piccolo difetto e che l’Ancia ne avesse un altro…come facciamo a

pretendere di ottenere un buon risultato? E’ impossibile.! Due Piani

che s’incontrano…andare bene e lavorare. Come due perone che si sposano,

potranno andare bene? Ecco perché vi sono tanti divorzi! Scusate il confronto.

Se il Piano del Becco è giusto e che l’Ancia sia un po fasulla…

Con un po’ di pazienza… dopo un paio di giorni, potremmo lavorare

discretamente. Ma in Professione il più delle volte succede che si deve andare bene

subito non dopo. E’ una lotta! Beato chi si salva meglio dell’altro!

 

[TBC024]

 

Pagina 10.

 

Mentre ci procuriamo le due lastre cui ho parlato, oppure una, a

piacere di chi studia…Osserveremo i Bocchini per Clarinetto e le qualità

della materia con cui sono fatti..Sempre a proposito di una Piastra

perfetta dove noi potremo controllare e quindi lavorare, ho visto anche un

aggeggio Francese, specie di Tagliancie che non andava male…ma che io lo

abbandonai decisamente!.Quindi la scelta può essere a piacere…ma vuole

perfettissima!!!

Dei Bocchini per Clarinetto ne ho visto di tantissime specie:

perfino di Bachelite. Di Osso, di Avorio…ecc., ma le qualità che le Scuole

del mondo intero adoperano sono: il Becco di Legno di Ebano (come lo Strumento),

quello di Caucciù (una Lega composta per la maggior specie di gomma)

e di Cristallo. Quest’ultimo Becco è usato per la maggior parte da noi Italiani.

(E non siamo degli ultimi arrivati) Il Becco di caucciù è usato in

tutto il mondo, specie nei Paesi Anglosassone. E quello di Legno di Ebano

che sarebbe il più bello, l’abbiamo usato anche noi in Italia; con risultati

ottimi…ma che attualmente le Fabbriche non li fanno più! La ragione?

Solo il Padreterno lo sà?!

Nella mia vita ho sentito tanto parlar del Becco di Legno. E per la verità,

con un gran sacco di balle! C’era chi sosteneva che quel Becco non sta a

posto e che col cambiare delle Stagioni e Temperature, si muoveva… Da quello

che ho capito io stesso, non è così. Il Becco di Legno Ebano vuole grosso

un pò panciuto in modo che col tirare della Fascetta (tira e tira…per

anni) non vada giù il Piano. Tenerlo ben pulito da non lasciarlo mai, a fine

lavoro, pieno d’acqua. Non si esageri ad invitare la cosiddetta Fascetta…

e, al fin fine, è un oggetto d’oro a 18 Carati! Ma, come dicevo: in vendita

non si trovano più. Peccato!

Il Bocchino di caucciù è un’ottimo Arnese, ma deve andare bene….caso

contrario; saranno fischi a non finire! Un Becco di Cristallo se del tutto non

è perfetto, può andare bene ugualmente. Quello di Caucciù, ripeto, se non è più

che perfetto….son dolori! E dire che nella mia professione ho suonato quasi

sempre col Caucciù. Non ho mai avuto paura dei fischi! E’ un Becco che dà

il suono veramente di Clarinetto! Ci si impiega più tempo a mettere a posto

uno di questi Bocchini! E, come dicevo, il Becco di Cristallo è per noi

Italiani..Il mio Insegnante ha sempre detto che questi tre Bocchini debbono

avere un’Apertura diversa l’uno dall’altro. In pratica questa differenza

non l’ho notata. Piuttosto c’è una cosa: ogni Becco ha una sua formazione

e, attraverso questa sua formazione o fattura, (chiamiamola come vogliamo…)

può avere una esigenza speciale anche nell’Apertura.

Comunque: il.Clarinetto di Ebano, il Becco di Cristallo; questo complesso di

cose…da una voce di Clarino che i Direttori d’Orchestra del mondo intero

piace ed hanno sempre fatto i complimenti! Ma delle belle voci ne ho sentito

anche col Caucciù e Legno. Da non confondere: il Becco di Caucciù è sempre

quello di Ebanite.. A parer mio il Clarinettista che fa la professione

dovrebbe avere tutti e trè i Bocchini citati. Se sono complessi piccoli, è

adatto il Legno o Caucciù. Se l’Orchestra è grossa, è più adatto il Cristallo,

per la voce più massiccia...Molte volte non si fa quello che si vuole; si fa

quello che si è destinati a fare. Alle volte si è in un posto che l’acustica

può portare di adoperare un Bocchino anziché un’altro. Questo è destino.

Però; scusate se l’ho già detto. Non si faccia mai troppi cambiamenti in

Corso di grandi impegni! Andare piano e con molta pazienza!

Bocchino nuovo…Ancie nuove!

 

[TBC025]

 

Pagina 10.

 

Comunque siano le ipotesi e i Clarinetti, noi andiamo col nostro

sistema di Scuola e di costume, cioè: Clarinetto di Legno di Ebano

e Bocchino di Cristallo: Questo complesso di cose formano un’Istrumento

che anche i Direttori d’Orchestra del mondo intero l’hanno sempre applaudito!

Delle voci Classiche ne ho sentito anche col Becco di Caucciù e Legno.

Nella nostra Professione può capitare di trovarci in un dato posto che

anziché una qualità di Becco ne vada bene un’altra. Ho detto e ripeto che

l’Istrumentista li dovrebbe avere tutti e tre. Questo anche per una ragione

Professionale…e Tecnica.

Il mio Insegnante sosteneva che dei tre Bocchini già citati, (Legno, Caucciù

e Cristallo) per Legge Fisica, si doveva fargli una Apertura l’una diversa

dall’altro. Non posso dire di no perché egli era un Insegnante fuori dal

normale e una grande conoscitore di questa faccenda!!! Ma a ragion del vero,

a me personalmente, non lo posso ammettere in pieno poiché, gira e rigira…

i miei Becchi e quelli che nella mia esistenza ho lavorato; quasi andavo a

finire nella solita apertura, nero o bianco fosse il Becco che avevo in mano.

Piuttosto vi è una ragione, che è l’istinto di chi lavora… di andare a finire

quasi sempre nel.medesimo posto..Non sò se debbo dire: istinto o

sensibilità? Comunque, c’è un qualche cosa che ognuno di noi ci porta a quella

misura…. anche le più delicate. E direi di chiudere questo argomento

aggiungendo che ogni persona ha la sua natura anche a Lavorare nei Bocchini per

Clarinetto, come del resto fà il Celebre Liutaio che lavora negli Strumenti

ad Arco. Le misure vanno bene, ma molte volte deve subentrare l’abilità

dell’Artista, caso contrario i conti non tornano…!

Ai miei giorni da Studente di Clarinetto e, vivendo in quella Città di Bologna…

e nell’ambiente dove si parlava di questa Professione, molti miei

amici insistevano che il Bocchino di Cristallo deve essere di materiale vecchio

d’una volta, caso contrario non ha una bella voce! Pure questa ipotesi

non l’ho mai trovata giusta. Intendiamoci. Se il Cristallo è di qualità fina,

è più bello, si lavorerà meglio, e avrà una visione assai più aristocratica…e di

lusso! Ma noi prendiamo il fattore Suono; non ha niente a che vedere.

Se la voce che esce da un Becco è bella, è segno che è riuscito bene

il Piano e il resto del complesso che forma l’arnese!

Questo argomento segue gli altri per quanto riguarda gli Strumenti.

Sono stato in Fabbrica a Milano e anche a Parigi. Sia da Selmer.e sia da

Buffet Chrampon, mi fecero vedere dei pezzetti di Ebano, in questi pezzetti

veniva otto Fusti (Clarinetti), più di una volta, di otto Strumenti che lì

usciva fuori; sette andavano bene e l’ottavo non andava! Il Legno era sempre

quello! Ora anche negli Ottoni, idem! Un Tecnico di Orsi mi disse che in

una Colata, trè Corni ne uscì… Due erano perfetti, il terzo non andava!

il Materiale era sempre quello!

Ma il più interessante è che mi ha confermato la stessa cosa anche un

Celebre Liutaio: Sempre con quel Legno; qualcuno.dà un rendimento assai

inferiore dell’altro Violino! Poi, ripeto la cosa che ho detto poco fà, cioè:

Interviene l’Arte e i Segreti dell’Artista….e alla fine ha ragione lui!

E torniamo a noi: il nostro Bocchino và bene quando ci si è indovinato il

colpo giusto…!. Il numero dei Clarinettisti, sia.in Professione e sia

come Dilettanti (anche quì ci sono gente non stupida…), non hanno tutti le

medesime idee. Vi sono anche Artisti che sostengono che andando attorno ai

Piani di questo Accessorio….si rovina! La risposta è questa: il 90% di

Professori di Clarinetti e che occupano grandi posti d’Orchestra; il loro

Bocchino se lo arrangiano loro stessi!!! E se c’è uno che non ne vuole

Sapere di lavorare nel Bocchino…Nessuno glielo impone!!!

 

[TBC026]

 

Pagina 11

 

Nel precedente foglietto numero 10, ho detto che il mio Insegnante

sosteneva che i trè Bocchini già citati e che di solito viene usato:

Legno di Ebano, Caucciù e Cristallo, devono avere un’apertura diversa

l’uno dall’altro. Non posso dire di no poiché l’Insegnante in causa: Prof…

Bianco Bianchini era troppo esperto in materia! E, in definitiva, credo a lui;

ma credo anche a me stesso. In cinquant’anni che io ho lavorato nei Bocchini

per Clarinetto, questa ragione o verità (ammettendo che sia…), pian piano

si perdette nella strada degli anni…fino al punto che, o lavoravo un Becco

di Legno, o di Caucciù, o di Cristallo; la mia mente era indirizzata su quella

linea finendo i Bocchini, di qualunque materia, avevano la medesima apertura.

Mi levo tanto di cappello al grande Clarinettista ed Insegnante già citato…

e stò nella mia consuetudine. Ma dobbiamo ammettere che ogni uno abbiamo

la nostra Natura…E sulla strada della nostra Natura, dobbiamo camminare.

Piuttosto bel Corista, i Bocchini di cui ho parlato possono avere una differenza;

e senz’altro l’hanno. Il Becco di Legno e anche quello di Caucciù vibra

molto di più di quello di Cristallo..Ecco perché il Becco di Cristallo è

più corto (di solito) degli altri due. Se fosse della solita lunghezza; sarebbe

calante: E tornando all’Apertura dell’Ancia; devo ripetere che, gira e rigira

e a lavoro finito, se li guardo l’Apertura è quasi la stessa.

Ai miei giorni e vivendo a Bologna, molti miei amici, che conoscevano bene il

Bocchino per Clarinetto, insistevano nel dire che occorreva trovare dei Becchi

di Cristallo Vecchi perché avevano il materiale migliore e quindi veniva il

suono più bello. Pure quì non sono troppo d’accordo. O il Becco è di Cristallo

vecchio o è di materiale giovane…il timbro è sempre quello. Se noi

notiamo un timbro diverso da un Becco all’altro (sempre di Cristallo), è la

riuscita della fattura diversa…La punta, La Finestra Armonica ecc…

Un’altra cosa analoga l’ho notata negli.Strumenti nostri. C’è chi parla di

legno di Ebano…. Ebbene più di.una volta sono stato in Fabbrica dove fanno

i nostri Clarinetti.(A Milano, e anche a Parigi). Mi fecero vedere dei

trucchetti di Ebano,.già stagionato e pronto da lavoro. Ogni pezzo veniva Otto

Fusti.(8 Clarinetti) E mi fu detto: alle volte a lavoro finito, sette strumenti

vanno bene, l’ottavo non suona! Ripeto l’Ebano era sempre quello!!!

E per finire, ammettiamo che il materiale abbia la sua influenza, ma il 90% e

la riuscita del lavoro! Anche negli Ottoni. Una colata di 4 corni: trè andavano

bene, il quarto non suonava! Alle volte dovremmo parlare col Padreterno…

Se noi andassimo nel Laboratorio del più celebre Liutaio del mondo; forse

anche lui ci potrebbe dire altrettanto, cioè: sempre con quel Legno….un

Violino non era riuscito come l’altro…E questo punto deve entrare in scena

l’abilità dell’Artista a fare il resto…. E l’ugual cosa è nei nostri Bocchini,

ne più e ne meno!

E torniamo a noi. Il segreto per farci un bel Bocchino e nella riuscita del

Lavoro e; in special modo, la riuscita del Piano.

Tutti i più grandi Tecnici e Capiscuola del Clarinetto (Il Prof…Bianchini

in testa) hanno sempre detto (e lo penso anch’io) di fare un Piano ad un Becco

tirandolo perfettissimo…! Chi lo sa se questa è veramente una verità?

Troverei più giusto dire: occorre portare il piano del mio Becco ad un punto

in cui l’Ancia possa vibrare bene come fosse Sola…! Se non fosse per farmi

ridere dietro potrei anche dire: questo è un mistero peggio dell’uovo e.della

gallina; commentando: chi è nato prima?

I sistemi di fare il Piano al nostro Bocchino sono diversi. I Francesi lo

lavorano col Piano incavato. Noi in Italia; col Piano Piatto.(pari).

In seguito vedremo.

 

[TBC027]

 

Pagina 11 Bis.

 

In qualunque ambiente dove vi è dei Clarinettisti: Banda, Orchestra,

Orchestrine i via dicendo…ho sempre sentito parlare con insistenza che

se il Bocchino non è aperto non si può fare quello che è di dovere!

Questo ritornello lo sento da 50 anni!

E io debbo dire in partenza di nò assolutamente! Leggiamo e vedremo.

Se noi acquistiamo un Becco nuovo e che sia troppo chiuso, io per primo gli

ho sempre dato una leggera Toccatina…tanto per poterlo provare. Ma questa

è cosa momentanea. Nel resto della lavorazione…l’apertura ci si dà alla

fine.

Prima di andare avanti è bene fare una piccola ipotesi; ed è questa.

Nella mia vita ho avuto dei Clarinetti che avevano i Fori grandi; specie nel

pezzo inferiore; e veniva fuori poco suono. Dopo mi è capitato di avere un

altro.strumento con dei buchi piccoli che mi usciva doppio suono.

E così è col Bocchino: averne uno piuttosto chiuso, e mi veniva suono a josa,

un’altra volta con un Becco molto aperto; non usciva niente!

Signori cari: non è l’apertura esagerata che si possa avere un corpo di voce

enorme…Nò!. Sarebbe lungo il discorso; ma vi dico che aprendo più del

necessario il Bocchino, sparisce la Dolcezza; l’intonazione. Lo Staccato diventa

un pasticcio… e il Clarinettista scende di grado sino al pari di un

comune Bandista da strapazzo. (Si perché anche in Banda si deve suonare bene)

 

Anche nell’Apertura c’è le sue regole: se si toglie del materiale in punta;

si deve toglierne anche alla lettera.D , caso contrario se non è.uniforme,

non si sa cosa salta fuori….. In altre parole; se è più aperto in punta,

l’apertura deve andare più giù!

L’Apertura giusta è, pressappoco, il numero 2 delle misure del Becco Bucchi

o di Coutrì. Se tutto va bene, con quella apertura, della voce ne viene

più del necessario. Si prega di osservare l’Orlo del Becco in Punta:

Quando questo è troppo largo,.può impedire l’entrata della colonna del fiato.

Attento però perché se si prende via troppo materiale in quel posto, il suono

diventa più cannoso e si andrebbe a trovare i maledetti fischi…!

E’ d’obbligo di ripetere che si deve sempre controllare se il Clarinetto

va bene…se qualche cuscinetto sfiatasse… allora la colpa non è più del

Becco.

Un’altro fattore importantissimo che può mettere per la testa delle

idee di avere.più volume di suono e quindi di aprire il Becco; può essere

uno dei soliti chiacchieroni… amiconi… Qualche amico può aiutare, non lo

metto in dubbio… Ma attenti che il più delle volte non aiutano; bensì

danneggiano!

Nel caso di necessità di più Volume del suono si può suonare con

un’Ancia un po’ più robusta. E si suoni con molta semplicità e disinvoltura.

Tutto il resto può venire da sè! Coraggio e niente paura!

Del resto se nessuno mai provasse, addio ai nostri Esperimenti… e alle

Ricerche.

Coraggio e pazienza!

Il sistema di fare il Piano ai nostri Bocchini, in generale è in chiave

Internazionale, è.in due sistemi: Piano piatto o pari; e Piano incavato, alla

Francese. Ma vi sono anche degli Italiani che fanno il detto Piano Incavato.

Vedere la pagina seguente.

 

[TBC028]

 

Pagina 12

 

Come già ho accennato, i sistemi di lavorare nel Piano del nostro

Bocchino, ufficialmente sono i due che ho detto: Piano Piatto (pari)

o Piano Incavato alla Francese. Però ne sono più convinto che

i Clarinettisti che da loro si sono arrangiato il proprio Becco,

non lo sanno neanche loro il sistema in cui hanno lavorato. In altri

termini, si saranno fermati di limare… quando hanno sentito che il Becco

rispondeva alle loro esigenze…più o meno. E non è una meraviglia anche

questa ipotesi. E’ un gioco…se uno l’accoglie giusta…!

Il nostro Insegnante assolutamente non voleva sapere del Piano alla Francese

neanche per sogno! Egli non aveva torto: E non aveva torto perché era un

conoscitore di questa faccenda imbattibile!

E già che sono in argomento dirò il mio parere. Penso che ogni persona abbia

il diritto di dire la propria opinione. Ebbene, nella mia Professione ho

suonato anche col Bocchino fatto alla Francese, solo che non bisogna esagerare.

L’idea di questo Piano è stato ideato perché la punta dell’Ancia non

abbia a guardare verso l’Orlo del Becco e quindi non si chiuda.

La Teoria è al quanto logica. In pratica le cose cambiano assai! L’incavatura

che facevo io era, si e nò: Due Decimi di Millimetri.

Ecco la ragione per perché io ho voluto provare questo sistema: Ho avuto in

mano dei Bocchini fatti male (Parlo dei Becchi di Cristallo, che sono un pò

sordi per natura) e che assolutamente non riuscivo ad aumentare il suono.

Con un pò di incavatura, come ho detto, anche solo di un paio di Decimi,

riuscivo a farli andare. Prima di andare al nostro Bocchino Classico,

termino le caratteristiche di questo Becco col Piano Incavato e l’effetto

dell’Ancia che sempre non si adatta ad impostarsi.

Come ben sappiamo, le Ancie sono fatte di Canne chiamate Bambù: Queste

Canne non hanno un legno a tappeto come tutti gli altri Legni. Dal Pedale alla

vetta è fatta di tantissime vene; e saranno queste vene che, ad Ancia fatta,

vibreranno e sosterranno i Suoni con una delicatezza incredibile.! Ecco

perché col Piano Incavato se queste vene non si adagiano bene…basta un

niente per suonare male e magari mandare un mucchio di fischi da impazzire!

Nel grosso modo le ragioni di essere un Bocchino più difficile di quello

che si potrebbe pensare, è quello che ho spiegato; ne più, ne meno.

Per lavorare, volendo fare questo Piano Incavato, non è consigliabile lavorare

sulle Piastre che ho segnato che si adopera per il Piano Piatto. No perché

si andrebbe a casaccio e potrebbe venire delle tacche…Per fare questo

Piano occorre farsi fare una Piastra, ben Rattificata, partendo da un lato

Aumentando sino a metà e poi tornare al livello di prima in modo che nel

mezzo della Piastra vi sia una Altitudine di circa Due Decimi di Millimetri.

Con questo imposto già fatto, ci si può distendere la Carta Abrasiva e

il Piano Incavato nasce da sé.

Il Piano incavato è più indicato nei Bocchini di Cristallo che nel Caucciù

e del Legno. Con questi, la voce diventerebbe troppo metallica ed aspra.

Già per se stesso, il solo pensare di.mettere. un’Ancia

su un altro piano (quello del Becco), pensandoci è cosa assai difficile!

E mi sovviene un’altra cosa. Proviamo a pensare che se queste due cose:

Bocchino ed Ancie; potessero pensare come la penso io in questo momento

e parlassero dicendo: Io voglio un’Ancia buona! E l’Ancia rispondesse: io

voglio un Piano perfetto! Noi stessi a chi daremmo ragione?

Sono due cose difficili da farsi separate! Figuriamoci unendole assieme…!!

Sono sempre stato contrario ai maniaci…Ma la cosa che ho trattato non è

cosa facile da farsi. Eppure, quando uno è in Orchestra deve lavorare per se

e per la famiglia. Non vale dire: ho l’Ancia che non và! Oppure ho il

Becco che mi fischia! Molti altri non l’intendono questo ritornello!

L’unica cosa: molta pazienza!

 

[TBC029]

 

Pagina 13.

 

Dopo aver visto tantissime cose: prima i difetti degli Strumenti,

poi altre considerazioni tutte importanti, avviciniamoci nel vivo

delle nostre Ricerche; che è il Bocchino del nostro Clarinetto in genere.

Molti, Clarinettisti o non, non concepiscono che dei bellissimi Bocchini,

appena arrivati e tutti bei lucidi, si debba andarli a toccare proprio in mezzo

a questo pomposo Piano?! I Bocchini nuovi che arrivano dalle Fabbriche,

solo una parte potremo adoperarli… gli altri, o fischiano, o non vibrano…

o assolutamente non si possono adoperare…! Ecco allora che l’Esecutore

deve arrangiarsi! Questo fà parte della Professione! Non è un vizio come

qualcuno ammette. I Francesi chiamano l’Artista che lavora nei Bocchini:

le Pianoista. L’Artista del Piano.

Nel breve soggiorno che io feci a Parigi, conobbi un paio di Artisti che

lavoravano nei Bocchini per Clarinetto straordinari! Come Suonatori, erano

meno di un mediocre dilettante! Eppure avevano questo bernoccolo…

 

Quì sotto metto due schizzi di Bocchino col Piano Francese e anche col

nostro sistema.

 

[Drawings omitted]

 

[TBC030]

 

Pagina 13.

 

Le due punte del Becco, cioè Lettera A & C, guardando col

Becco verso la luce, ben’inteso colla punta vicino agli occhi;

il difetto di una punta più alta e l’altra più bassa si vede anche

senza la Lente d’ingrandimento; o tutt’al più, il normale paia di occhiali.

Attenti a quanto segue: Queste Lettere Fisiche, si chiamano così

per indicare un posto importante. Lo stesso noi se dovessimo avere un

appuntamento con una persona, come potremmo fare a trovarci all’ora x e nel

posto x se non sapessimo i nome di tutti i posti anche i meno belli? Qui poi

si tratta di enorme importanza! Che ha dato questi nomi e Lettere Fisiche

al nostro Bocchino; la prima volta che le ho viste fù in un Metodo (forse

Tedesco, di nome Blatt…). In seguito e anche in Francia dove ho soggiornato

molto; ho sempre visto queste Lettere Fisiche al Nostro Becco nel medesimo

modo. Comunque non ha importanza chi le abbia create. E’ giusto che

siano così…e andiamo così!Perciò chiamo Lettere per dire posto.

La Tecnica dice che queste Lettere devono essere in Sintonia,

o se la parola non fosse giusta, diciamo: tutto deve essere regolato

e con la massima precisione. La Lettera A e la C, che rappresentano le

due punte del Bocchino; devono essere precisissime, caso contrario, come

abbiamo appena detto, se una punta è più alta dell’altra; il Becco o non suona,

oppure fischia. La lettera B, rappresenta il Piano dal tallone fino alla

Lettera D. Guai se nel Piano c’è o delle montagna o delle basse: anche quì:

o fischia o non và. Adesso si deve stare attenti alla Lettera D! Da quì

parte l’Apertura del Bocchino. Se l’Apertura parte prima (cominciando dal

Basso il calcolo), non và bene! Se parte dopo; non và bene. A questo punto

mi permetto di dire (a ragion veduta e per esperienza); che se tutto il resto

và bene… anche se l’apertura parte un pelo prima oppure dopo; i risultati

possono essere ottimi. Dall’apertura dell’Ancia alla punta; questo

vuoto che aumenta man mano che si và su, non deve essere dritto

orizzontalmente; ma deve andare sù curvatamente e gradatamente. E’ difficile

questa cosetta! (Per vedere bene queste cose si dovrebbe essere ad una

Lavagna disegnandole…) Per quanto poi riguarda la Lettera F, che questa

l’ho messa io, diciamo per complettare bene tutto: questa Lettera riguarda

l’intonazione cioè la misura della Camera. Nelle eventualità delle cose…

se il Becco cresce nelle note dello Chalumeau, si tratta soltanto di allargare

la Camera del Bocchino: adagio adagio per non oltrepassare i limiti.

E tutto è a posto. Questo è il complesso delle Misure del nostro tanto

discusso Bocchino. Alla nostra maniera. Se noi prendiamo il Bocchino

Tedesco dei suoi Clarinettisti, è tutt’altra cosa .Altro Becco e altre misure.

E se vogliamo anche altro Sistema di Strumento poiché nelle Orchestre

della Germania e anche in altre Nazioni; non vanno col Sistema Bohem; vanno

col vecchio Clarinetto. Uguale cosa nelle Trombe che non adoperano la

Tromba a Pistoni, ma suonano ancora con quella a Cilindro. Lasciamo a loro

le loro idee, e noi teniamo le nostre.

 

Questo tratto di foglio scritto in rosso, si tenga a portata di mano perché

potrà servire più di altre indicazioni! E questo è per il contenuto delle

cose molto importantissime. Che poi lavorando sù un Becco x ci risulti

un po’ differente di quello che qui c’è scritto; non è una meraviglia… e

non può essere una meraviglia perché ogni Becco ha le sue caratteristiche

che, attraverso queste… possiamo essere indotti a cambiare. Indotti… e

non indotti…assecondo il destino dove ci porta? L’ho detto e l’ho

ripeto: si vede dove si comincia… non si sà dove si arrivi?! L’importante

sarebbe di arrivare ad un buon lavoro; non importa se qualcosa è diverso!

 

031-040

[TBC031]

 

Pagina 14

 

Nel corso della mia Professione, specie i primi tempi, quando

lavoravo con dei Clarinettisti più anziani e Migliori di me, ho

visto tante cose, frà queste, ne vedevo delle buone e delle fasulle.

Queste ultime le lasciavo perdere; ma le buone cose… le mettevo in pratica

anch’io. Ma ho visto delle cose che non appartenevano a niente! Direi

a delle Utopie… o idee che non avevano niente che vedere colla verità.

E trà queste tante merita di citarne una: Un’Elemento che sul Leggio non

teneva una scattolina di Ancie… come di solito si usa, nò! Un Giraviti

sempre pronto e che bastava 10 battute di Pausa che costui invitava e

svitava per tutto il corso della Prova…! Non c’è niente più dannoso di

queste manovre per poi arrivare a non fare più neanche una nota!!!

E che magari dopo un lavorio, col cuore in gola…il Clarinetto andava bene

ma chi difettava era o l’Ancia o il Becco che era in fase di fare suonare

male anche se quell’Ancia fosse stata discreta. Perciò, assicuriamoci

che Il Clarino sia a posto… Risolto questo problema, passiamo a vedere il

Bocchino!

Supponiamo di aver scoperto il difetto nel Bocchino: c’è il fischio!

Non viene bene in Registro Basso… e stenta gli Acuti… Insomma siamo

costretti a ricorrere ai ferri (come il Chirurgo). Si pulisca bene la

Piastra che non vi sia polvere… caso contrario non arriviamo a vedere le

cose giuste. Si osservi le due Punte del Becco. Attenti che una non sia

più alta dell’altra…Se è così: fischi a josa! Poi portiamoci ad osservare

il Piano. Se il detto Piano è Piatto, vedremo con più facilità dove vi è

del materiale in più. Si adoperi Carta Abrasiva nera così lavorando verrà

segnato in chiaro dove il materiale è in più. Mai carta bianca!!!

Se vi è una punta più alta dell’altra, si consumi il di più e poi si uguagliano

in modo che le punte siano perfette! Si guardi verso la luce chiara, non guardare verso il Sole!

Togliando del materiale nel mezzo del Piano, non si calchi troppo poiché automaticamente si viene a portare via più nelle due Ali Armoniche e

nel Tallone che in mezzo al.Piano stesso in modo che potremmo trovarci

con una gobba in mezzo al Piano. Se in Mezzo.a questo Piano trovassimo una

lieve Bassa, il Becco potrà andare, ma se trovassimo una gobba… l’arnese

diventa sordo addirittura. Per togliere una Gobba in mezzo al Piano, non

c’è altro che tagliare delle fettine di Abrasiva e metterle in cima alla

Piastra di traverso e lavorando solo in quella Zona. Osservare il

prossimo foglio!

 

Nella zona delle Ali Armoniche, togliere poco materiale, caso contrario

se in quella zona c’è del vuoto, si fermerà di continuo l’acqua e così sarà

difficile suonare. Quello è un posto delicato! Attenti anche a togliere

delle sbavature! Ho visto gente che andava lì con un temperino e lavorava.

Un’ altro posto da osservare attentamente sono i due bordi del Bocchino.

Se uno è più alto dell’altro, potremmo trovarci che tutto va bene ma che

però il Becco non suona! Vi sarà degli specchietti da osservare.

 

Un’altra raccomandazione è di osservare l’Orlo che unisce le due punte.

Mai togliere del materiale in quella zona! O se si togliesse qualcosa,

aspettare a lavoro quasi finito. Non deve essere troppo grosso, siamo

daccordo; ma in quel punto vi è il segreto della qualità della voce del Becco.

Poi quando si fosse levato molto materiale nella punta del Becco, si

andrebbe verso il pericolo del fischio! E anche suoni aspri e secchi!!!

 

Anche lavorando con tutte queste Tecniche, aggiungendo un sacco di accorgimenti…!

Qualche volta non riusciamo ad ottenere il nostro scopo.

Ma noi non dobbiamo fermarci! Faremo come il Celebre Liutaio che pur avendo

studiato per anni le infinite regole, aggiunge i suoi segreti.

 

[TBC032]

 

Pagina 15.

 

[Drawings omitted]

Pregherei di guardare bene gli schizzi e le sagome delle Piastre e dei

Bocchini. Chiedo scusa se non sono fatti con grande arte, comunque credo

si possa capire ugualmente bene.

Sia se una persona e destro o mancino, non ha importanza. Si impugni il

Becco con trè dita o anche quattro: il police dalla parte nostra; l’indice sopra

il dorso dell’arnese, il dito medio e l’anulare devono tenere sodo senza

che il Becco balli. Tenere ben saldo ma non premere troppo. Spingendo troppo

forte si può creare dell’alto e basso nel Piano per causa della Smariglia

o della Abrasiva se queste hanno delle parti più deboli.

In conformità di quello che si vuole fare… col Becco già impugnato… si

vadi sulla Piastra andando avanti e indietro… (più oltre vi sarà altre

indicazioni) Sulla carta Abrasiva. Quelli che hanno la volontà di lavorare

nei Bocchini, in un primo tempo potranno lavorare con dei Bocchinetti

da poco… poi, in seguito, impareranno l’Arte.

Ho già parlato di due Modelli di Piano: Italiano e Piatto. Francese Incavato.

Per ora consiglierei di provare solo a orientarsi sul Piano Piatto

che è meno difficile. In seguito si potrà provare a lavorare il Piano Incavato.

Si vada adagio che non ci deve essere fretta. C’è più tempo che vita!

Allego anche tre modelli per la differenza del Piano.

[Drawings omitted]

 

[TBC033]

 

Pagina 16.

 

Quando noi abbiamo maneggiato alcune volte un qualsiasi Becco

e che abbiamo preso un po’ di pratica, si cercherà di portare un Piano

ad un certo punto… si potrà mettere sù un’Ancia e provare cosa

abbiamo fatto… Siamo nel campo degli esperimenti ma occorre sovente provare. Può essere che questo primo lavoro sia riuscito che il Becco in questione

suoni ma con poca spontaneità… Si ripeta il lavoro e via dicendo…

Il dispiacere più grande può essere quando controlliamo se sentiamo dei

fischi. Non ci si faccia caso e si continui le ricerche dei difetti e poscia

di nuovo lavoro!!!

L’inconveniente del fischio l’ottanta per 100 avviene dalla

imperfezione del Piano. Qualche altra volta può essere una delle due punte

non uguali. Un’ala della Finestra Armonica più alta dell’altra.

Anche se la Finestra Armonica e troppo larga e che nella punta vi sia troppo

largo e spazio, facilmente passa dell’aria in più e quella si tira dietro

un bel fischietto. In altri casi ho visto dei Becchi con la Finestra

Armonica troppo piccola… pure questi hanno la tendenza al fischio.

Poi, anche se un Becco ha la tendenza al fischio, non tutte le Ancie fischiano.

In tal caso, il nostro Cervello… fa una gran confusione di calcoli…

e non risolve niente! Ho visto dei Bocchini fatti molto bene che pure col

Piano difettoso, non fischiavano lo stesso. Questi possono essere di Cristallo.

Se sono di Caucciù, finché non si ha una certa abitudine, fischiano anche

col Piano perfettissimo.

Un grandissimo difetto che si vede di rado anche quando si va in un Negozio

e che si acquista un Becco. Il Piano del Bocchino deve essere fatto

in mezzo in punto al Becco, se, al contrario, questo Piano fosse di traverso

e piegasse o a sinistra o a destra, c’è da diventare pazzi a mettere a posto

un Becco di quel genere! Molti Bocchini arrivano dalla Fabbrica già col

Piano di traverso. Potrebbe andare lo stesso qualora fosse tutto di traverso:

Piano e anche le punte. Ma ad arrivare a questo c’è da diventare pazzi!

Fare questo mestiere di arrangiare i nostri Bocchini per potere fare questa

Professione, può capitare delle piccole cose lontane alla realtà in modo

da non crederci! Eppure possono avvenire e come! Poco tempo fà trovai un

difetto nel Tallone del Bocchino. A quel punto l’Ancia non arriva quasi

mai, perciò non ci pensavo. Tirai via il difetto e il Becco cambio tutto in

bene. Anche quì sotto metto uno Schizzo per vedere la precisione dei

due Bordi dell’Arnese: Ripeto: il Piano deve essere piantato nel centro

del Bocchino!

 

Nella compera dei Bocchini, osservare bene

che questo Piano sia nel centro del Becco.

Guai se pende a destra o a sinistra!

Molti esemplari arrivano con questo difetto.

E questo è la lavorazione delle macchine dei Fabbricanti.

Stare molto attenti!

[Drawing omitted]

 

[TBC034]

 

Pagina 17

 

L’andamento di lavorare nel Piano dei Bocchini del nostro Strumento, è come già ho indicato nella pagina precedente. L’impugnatura del Becco e molto delicato. Lavorando in questo mestiere dovrebbe essere come l’Arrotino che affila i coltelli anche i più delicati; cioè: lavorando e tenendo in mano

l’arnese, si dovrebbe avere la sensibilità di vedere, col Cervello… il lavoro

che si fa… nel grosso modo. Questa è un’Arte che non si può spiegarla; si

cerchi di capirla!

Non posso non parlare della Penna del Bocchino, che è la parte che si poggia

sul labbro superiore. O il Clarinettista mette i denti sopra, o mette il

labbro, questo parte del Becco è chiamata la Penna del detto Arnese.

Ed ha una certa importanza, sia per regolare l’andamento dell’esecuzione, e

sia per tenere in equilibrio lo Strumento.

Se su questa Penna vi fosse una montagna o gobba, farebbe male il labbro e

si sarebbe meno sicuri nel tenere fermo il Clarino. E’ preferibile un po’

di bassa: meno male al labbro e più sicurezza in tutto e per tutto.

Tutta questa messa assieme di cose, possono essere tutte buone… o, viceversa,

qualcuna potrà essere meno valida di un’altra… Comunque, si stia

attenti che se anche vi fosse una differenza dal sistema di un Clarinettista

all’altro; potrà essere assai relativa. Il Clarinetto e quello… e

il mestiere lo stesso!

Molte volte ho sentito dire che l’Insegnante, tale, è un’affarista perché

ha venduto un Becco che era una schifezza… ed ha fregato il compratore!

Si vada piano nel fare queste considerazioni e offese perché molte

volte il venditore di un’arnese del genere pensa.di dare via un

oggetto che vale 2… ma può dare via il migliore che ha… e quindi gli

resti il più scadente. Non è tanto facile conoscere bene i Bocchini che

noi abbiamo lavorato. Per conoscere bene un tale Becco e dopo un dato lavoro:

occorre avere Ancie adatte e il momento adatto! Non è sempre facile

capire di primo acchito! Ripeto: misteri assai misteriosi!

Si potrà capire e giustamente… se il soggetto addirittura non và!

Del resto non c’è tanto da gloriarsi di dire: ho fregato il tale ecc.

Tornando alla Penna, penso si possa ordinare ad una Fabbrica di Bocchini

che si vuole la Penna incavata e non colla gobba. Tutto si può fare!

Allego lo schizzo dei Bocchini facendo vedere la detta Penna.

 

Nella Penna del Bocchino non deve

mai esserci dell’alto: piuttosto del basso!

[Drawings omitted]

La Penna se è incavata fà meno

male il labbro ed è più

comodo!

 

[TBC035]

 

Pagina 18

 

In questo foglietto metto ancora due Schizzi di due Bocchini: uno

col Piano Piatto; l’altro col Piano Incavato. (E’ meglio qualcuno in

più che in meno). Si prega di osservare tutte le indicazioni!

Si affronti questo lavoro senza mai arrabbiarsi e andare giù di morale.

Sempre se c’è la volontà di chi si appresta a studiare questa faccenda.

Se il Clarinettista X non ha la voglia di mettersi in questo lavoretto,

può fare a meno perché nessuno glielo impone!!!

Prima di mettersi a fare un dato lavoro su un Becco, si faccia un’esame

se realmente c’è il bisogno di farlo. Stabilito che occorre a tutti i costi;

si pensi come è meglio fare… e da dove si deve cominciare.

E poiché, vi è la malattia di correre ad aprire l’Apertura del Becco; si

faccia se è necessario. E, come già ho più volte accennato, se vogliamo

aprire il Becco nella punta… si deve togliere del materiale anche alla

lettera D, in modo che diventi uniforme la detta Apertura. Se si prendesse

via del materiale solo nella punta; il suono diventerebbe secco e col

pericolo dell’ombra del fischio… specie se il Becco fosse di Caucciù.

Se al contrario è di Cristallo, la cosa potrebbe andare, ma comunque, la

voce cambia!

Ma i casi possono essere tanti; scegliere i casi più adatti e

meno pericolosi. Penso anche che fin da quando il Clarinetto è stato portato

in Orchestra e che si è formato il Professore di Clarinetto, i detti Problemi

li abbiamo avuti tutti o quasi. Il bisogno e l’istinto… fa le cose.

Di nuovo osserviamo i due Bocchini!

 

[Drawing omitted]

Questi due disegni sono più grandi del normale positamente per vedere meglio le differenze.

[Drawing omitted]

 

[TBC036]

 

Pagina 19.

 

Con uno schizzetto fatto da me, molto modestamente, della

Lastra (rinnovo la raccomandazione: la detta Lastra deve essere

al non plus ultra della perfezione; caso contrario, si perde tempo per

niente!!!) e del Bocchino poggiato sopra; cioè: col Piano del Becco

sopra al Piano della Lastra. Guardiamo come possiamo togliere un po’ di materiale

alla lettera D. Cosa non troppo facile; ma con questo sistema non

possiamo sbagliare. Inoltre vediamo la fettina di carta abrasiva 00 (meglio

fine) messa davanti al Bocchino di traverso. Colla mano sinistra teniamo

ferma la cartina che non si muova, colla mano destra si muova il Becco pian

piano verso la cartina in modo che il Piano del Bocchino incontri la carta

abrasiva… così facendo si toglie del materiale oltre la lettera D e

così si allunga l’Apertura del Becco che abbiamo in mano.

Operazione difficile e occorre andare con i piedi di piombo!!!

Si vada adagio a consumare del materiale in quel posto: per amor di Dio

che non venisse una specie di bassa esagerata o un buco!

C’è chi adopera un’ago, messo di traverso e anche sopra alla Piastra, poi

sopra all’ago la carta abrasiva. Se l’ago però è robusto, non c’è bisogno

di metterlo sulla Piastra. Dico robusto in modo che lavorando non dovesse

piegarsi. C’è chi lavora con delle stanghette di Carburunto… Le

ipotesi non si finiscono mai: chi più ne ha, più ne metta!!!

Sembra una sciocchezza; ma la cosa è al quanto complicata! Se non fossi

pratico e mi raccontassero tutte queste cose… parola d’onore, ci riderei

sopra! L’esclamativo di dire: chi più ne ha, più ne metta… richiama

altri piani e altri tentativi… Se mi è concesso vorrei tornare alla

considerazione del Liutaio e del lavoro che egli fa. Se chiudo gli occhi e

penso alle astuzie che costui mette in pratica per tirare fuori una data

cosa ed avere un voluto effetto sul suono del suo Violino. Anche ad occhi

chiusi, vedo molto…! Del resto l’ho detto e lo ripeto: La grande Arte

non stà solo nella o nelle Teorie… L’Arte grande sta al di fuori delle

comuni Teorie! Lascio il Liutaio al suo posto e mi levo tanto di cappello alla sua bravura!

Osservare bene tutto e lavorare con molta attenzione!

 

[Drawing omitted]

 

[TBC037]

 

Pagina 20.

 

In tutto il discorso generale del Trattato, mi pare di aver dato ampio

spazio ai difetti del Bocchino del Clarinetto, specie, il difetto del

fischio. Tutti lo sanno che cosa possa significare un fischio in un SOLO…

Ma è bene ripeterlo: Il fischio, anche se per disgrazie avviene ad un grande

Clarinettista; è calcolato una Stecca! E può avvenire a chiunque anche fosse

il Rè dei Clarinettisti! Basta un’Ancia perfida… per una Stecca del

genere. Ma ho anche detto che molte cose, verranno dette più di una volta,

perciò, mi sia perdonato…!

Dirò il modo con cui ho sempre allargato la Camera dei Bocchini qualora ne

avessero la necessità. Si prenda un pezzetto di legno, lungo il doppio o più

del Becco. Se questa verghetta fosse più grossa e non passasse dentro la detta

Camera, si lavori in modo che possa passare. Occorre sia bella dritta e

più sottile della misura in modo che nel pezzetto che va dentro; ben’inteso

colla carta smariglia arrotolata, anche se passa stentatamente possa andare.

Quindi girare dentro la Camera allargando… in modo da portare questo

vuoto ad una misura da intonare meglio lo strumento. Ho detto e ripeto;

così facendo aumenta anche il volume del suono… e forse anche più dolce.

Se il Becco che vogliamo allargare la Camera è di Legno o di Caucciù, il

gioco è facile, se è di Cristallo, occorre più pazienza e più tempo. Anzi,

raccomando che nel Cristallo si deve andare molto adagio perché se si scalda…

basterebbe una piccola goccia d’acqua (se si prova) per vedere una crepa.

Che dà l’istrumento intonato è la perfezione della Camera dello strumento e

quella del Bocchino assieme! La responsabilità di queste cose, specie da

studenti, è dell’Insegnante… poi, strada facenda, dello strumentista.

 

Mi pare che pian piano, andiamo verso la conclusione del presente Trattato.

Sperando che la memoria non mi tradisca, riesaminerò tutte le cose più importanti

e farò cenno alle più essenziali. Ma dire tutto in un fatto del

genere… è assai difficile! Gli strumenti sono delicati… La professione è

assai difficile… e le combinazioni che si presentano in Orchestra, sono

tantissime ed enormi! Se facessi anche un Trattato di 500 pagine, lostesso

non potrei dire il tutto!

Il Klosè ammetteva che la voce del nostro Clarinetto deve essere:

Dolce, Chiara, Pastosa e Molle! Cerchiamo di orientarci verso questi componenti;

ma non è facile ottenere queste qualità mettendole assieme?

Specie con le Ancie di oggi giorno.

Se abbiamo la fortuna di avere un buon Clarinetto e, in seguito… trovare

un paio di Bocchini riusciti bene… basta, fermiamoci lì! Meno cambiamenti

faremo, e più sarà facile avere e mantenere un bel suono!

Il sistema Tedesco e tutto diverso dalla nostra scuola (la nostra è alla

Francese). I Clarinettisti Tedeschi, montano un’Ancia, o la legano… oppure

mettono anche loro la Fascetta; ma non la muovano più. A fine lavoro, puliscono.

con uno spazzolino…

Con la scienza di oggi giorno non siamo capaci di inventare un’Ancia che si

possa suonare meglio di quelle che vendono!

 

Ho detto e debbo ripetere che le misure che io ritengo giusto dell’Apertura

dei Bocchini del Clarinetto Classico per grande Orchestra; è il numero

2 delle misure dei Bucchi e dei Coutrì. Più o meno… queste sono le misure.

Se il Piano è giusto, del suono ne viene più del necessario!

Aprire troppo il Becco; per prima cosa sparisce tutta la dolcezza del suono!

 

[TBC038]

 

Discorso finale e conclusivo.

 

Riepilogando: Gli Studi da me scritti, sono stati creati positamente

per Controllo ogni qualvolta che uno lavora sul Piano di un Bocchino.

Perciò non hanno niente a che vedere con gli Studi dei grandi Capiscuola.

Non mi stancherò mai di dire di andare adagio, sia nell’osservare i futuri

Becchi che i Clarinettisti adopereranno, e sia nelle decisioni da prendere…

In altre parole, si sappia quello che si vuole fare e non mettersi a limare

via del Materiale se non si è sicuri! Il Materiale che compone un

Bocchino per Clarinetto è tutto prezioso! E se si sbaglia; il materiale che già

è venuto via non ci si mette più anche se vedessimo la necessità!

Non si esageri nell’Apertura. Andando adagio si può tirare fuori un Piano che

pur non essendo tanto aperto del suono ne viene più del necessario. Non è la

grande Apertura che da il grande Volume di suono. Come ho detto è, la perfezione.

Consiglio ancora il numero 2 della misura dei Becchi di Coutrì.

Con quella Apertura (sempre se il Piano và bene) si può fare la voce del

nostro Strumento come suggeriva il grande KLOSE, cioè: Dolce, chiara, pastosa e

molle.

Se mi fosse chiesto quale Bocchino deve adoperare: o quello di legno;

o di caucciù o cristallo? Non saprei quale risposta dare? Dico solo che un

Clarinettista di grande Orchestra li dovrebbe avere tutti e trè, adoperando

man mano uno o l’altro anche a secondo del genere di Musica che attualmente

fà. Delle Ancie ho già parlato; ma credo sia bene dire ancora qualcosa.

Ripeto che il legno delle nostre Ancie, non è un legno come tutti gli altri.

E’ un legno composto di tutte vene che partono dal tallone dell’Ancia sino

alla punta. Guai se nel corso di tutto il Piano vi fosse un difetto: questo

porterebbe a non Vibrare normale e, di conseguenza, verrebbe il Fischio ed

altre imperfezioni. Ecco perché ho trovato più sicuro il Piano Pari di quello

Incavato alla Francese.

Facciamo una riflessione e consideriamo due Piani che s’incontrano (Piano

del Bocchino e dell’Ancia) quale difficoltà può portare se anche uno, dei

due Piani, non fosse perfettamente giusto…? Poi, per finire, aggiungiamo le

Ancie che siamo costretti a comperare oggi giorno… E vedremo che il problema

è tutt’altro che facile!

In principio del Trattato ho parlato dello Strumento che deve essere intonato.

A questo punto ritengo giusto parlare degli Strumenti che dobbiamo adoperare.

Qualche volta ho sentito parlare… e qualche Clarinettista sosteneva

che se si vuole si può fare la Carriera d’Orchestra con un solo Clarino;

cioè il Si B. A tambur battente rispondo che il genere Lirico si può, ma il

Sinfonico è impossibile! Il vero Professore di Clarinetto li deve avere tutti

e due! Meno fatica e rischio… e più riuscita! Perciò deve essere molto

intonato anche il Clarinetto in La! Però occorre tenere in efficienza anche il

Clarino in La. Non si può lasciarlo nell’Astuccio dei mesi poi, all’improvviso

portarlo in Orchestra! I primi Clarinettisti delle Primarie Orchestre del

mondo intero, hanno in Orchestra i due Strumenti!!!

Ora, concludendo, vorrei fare una raccomandazione; ed è la seguente: il lavoro

fatto da mè scrivendo questo Trattato, non è una cosa buttata lì per passare

il tempo. Sono considerazioni fatte attraverso anni di studio e prove…

E se un qualunque Clarinettista lo studia, ha sempre da guadagnare anche se

non volesse dedicarsi a lavorare sul Piano del proprio Bocchino.

Tutto quello che legge e medita… sarà sempre importante! In altre parole:

non sciuperà mai il tempo inutile… poiché nella nostra Professione non si

è mai finito di studiare e di sapere; specie per quanto riguarda il

Suono del nostro difficile Strumento! Ed è su questo che ho creduto bene di

orientarmi! Auguro a tutti: Buon Lavoro!

Ernesto Olivieri

 

[TBC039]

 

Discorso finale e conclusivo.

 

Riepilogando: gli studi per Clarinetto, modestamente, da mè scritti, sono

stati creati positamente per Controllo ogni qualvolta che un Clarinettista

lavora in un suo Bocchino. Perciò non hanno nulla a che vedere con

i grandi Studi che portano gli Alunni al Diploma.

Non mi stancherò mai di dire di andare adagio nelle cose che riguardano i

nostri Bocchini anche quando si sa che occorre lavorarli. Ci si pensi prima…

In altre parole; si abbia una cognizione di quello che si deve fare. Non si

abbia fretta andando a limare via del materiale se non si è sicuri! Il materiale

di qualsiasi sorta che compone un Becco per il nostro Strumento, è tutto

importante! Ed è importante anche per la posizione in cui si trova.

Alle volte prima di mettermi a limare il Piano di un mio Becco; ho pensato dei

mesi dove fosse stato meglio lavorare…

Non si esageri nell’Apertura. Se il Piano viene fatto bene del suono ne viene

fin che si vuole anche non essendo troppo aperto. Consiglio la misura, più o

meno, il numero 2 dei Bocchini di Coutrì. Troppo aperto il Bocchino significa

difficoltà nella scelta delle Ancie… e voce non più dolce come diceva

Klosè: Dolce, Chiara, Pastosa & Molle. Insomma; voce Classica!

Se uno mi chiedesse quale Bocchino deve adoperare: o Legno di Ebano. Caucciù.

O Cristallo? Non saprei cosa rispondere? Nella mia Carriera ho lavorato con

tutti e trè a secondo dei casi e dei Complessi in cui lavoravo. Se s’indovina

la riuscita del Piano e ci si fà la sua abitudine; vanno bene tutti!

Delle Ancie ho già parlato, ed ho detto e ripeto che è un legno non come tutti

gli altri legni. Questo Bambù è composto di tante Vene che va dal Tallone

dell’Ancia sino alla punta… e guai se nel corso del Piano ci fosse dei

difetti! Un difetto a metà del Piano, porta un Fischio nella punta del Becco!

 

Le Ance poi che si compera oggi giorno lasciano molto a desiderare…

Poi il Problema di mettere un’Ancia su un Piano… e che anche l’ancia stessa

ha un altro Piano. Due Piani che s’incontrano… Pensiamoci un pò e vedremo

che il Problema non è semplice come potrebbe apparire: Eppure il nostro

Clarinetto è nato così e rimarrà così finché il mondo sarà mondo e finché vi

sarà dei Clarinettisti! Non c’è niente da fare! Occorre tanta pazienza!!!!!

 

In principio ho parlato dello Strumento che non deve avere dei difetti, caso

contrario in Orchestra si farebbe fatica ad intonare. Arrivati qui e alla fine

del mio discorso non posso più parlare dello Strumento singolo in Si B.

Quando un Elemento ha finito di studiare ed ha intenzione di fare la carriera

del Clarinettista, a questo punto occorre parlare di due Clarinetti: Si B e La.

 

Qualcuno si lava la bocca di dire che si può fare la Professione anche con un

solo Strumento il Si B. Questo discorso di bravura, lo credo solo a metà, e cioè:

Il Repertorio Lirico si può farlo. Il Sinfonico è impossibile!

Il vero Professore di Clarinetto, deve averli tutti e due: Si B, & La. Allora

è al completo! Il resto non c’è bisogno che aggiunga niente perché lo sanno.

Il Clarinetto in La è un bellissimo Arnese, ma occorre avere la fortuna di

trovarlo intonato e adoperarlo spesso. Se, al contrario, uno lo lascia degli anni

nel cassetto all’atto pratico… non combina niente! In altre parole,

occorre tenerlo sotto mano e suonarlo almeno una volta la settimana anche se

non ne ha bisogno. I Clarinettisti di tutto il mondo e delle primarie Orchestre,

li hanno sempre tutti e due nel posto d’Orchestra.

Del resto, ogni Elemento può fare a modo proprio!

Auguri a tutti e buon lavoro! E Auguro tanta pazienza!

Ernesto Olivieri

 

[TBC040]

 

Discorso Generale & Conclusivo.

 

Riepilogando: Gli Studi per Clarinetto, modestamente, da me scritti, sono

Stati fatti positamente per controllo ogni qualvolta che un Clarinettista

lavorerà in un Bocchino per il nostro Strumento. Perciò non hanno a che

vedere con i grandi Studi che portano gli Strumentisti al Diploma.

Non mi stancherò mai di ripetere di andare adagio e senza fretta, sia nel

considerare un Bocchino… e sia nelle decisioni da prendere in caso ci

si debba lavorare. Vi sono dei Becchi che quasi invitano a tirare via del

materiale dal Piano e andare giù. E questi sono quelli che hanno un Piano

molto stretto e piccolo e che, invitando la fascetta, rimane ai due lati

una fetta di Ancia fuori dal Piano. Del resto, io stesso, prima di andare a

limare del Materiale… ci pensavo più di una volta perché il Materiale di

Un’Accessorio come questo; è tutto molto prezioso!

Non si esageri mai nell’Apertura! Non si dia retta ai chiacchieroni, cioè,

a quelli che insistono che il Bocchino deve essere molto aperto. Nò!

Anche se è poco aperto e se il Piano è riuscito bene: del suono ne viene

anche più del necessario!!! Aprendo troppo la punta del Bocchino, è molto

difficile nel trovare le Ance e se la voce è diventa aspra! E allora

non è più il Clarinetto che dice il grande Klosè: Dolce, Chiara, Pastosa e Molle!.

Se uno poi mi chiedesse quale dei trè Bocchini che ho parlato:

Legno di Ebano, Caucciù o Cristallo; deve adoperare…? Non saprei come

rispondere? Se i Becchi sono riusciti bene… si possono adoperare tutti!

Penso che un Clarinettista li debba avere tutti e tre. Io stesso ho fatto

la mia Professione suonando con tutti assecondo del genere di Musica che

facevo e del Complesso a cui appartenevo. Nell’Orchestra Grande è molto

indicato il Cristallo perché ha il suono più massiccio.

Per quanto riguarda le Ancie, malgrado ne abbia già parlato, darò un’altro

tocco al discorso. Il legno delle nostre Ancie, non è come tutti gli altri

legni. Il nostro legno è fatto di tutte vene che partendo dal Tallone del

Becco vanno fino alla punta. Anche se a metà strada, se nel Piano vi è un

piccolo difetto…l’Ancia appoggiandosi può prendere una piega che sulla

punta avviene dei fischi a non finire… Sono prove che le ho fatte una

vita! L’Ancia di bambù, che ha già per se stesso un Piano; deve poggiarsi su

un’altro Piano che è quello del Bocchino… Proviamo a pensarci…?!

Questo impatto non è facile da accoppiare!!!

E quando un Bocchino fischia, è assolutamente impossibile poter lavorare

in Orchestra!!! In un posto d’Orchestra è già difficile starci anche quando

tutto va bene! Figuriamoci poi se lo Strumento non và… o che il Becco fischia?!

Nelle prime pagine ho parlato dello Strumento; ora che stò per finire

penso sia meglio di parlare degli Strumenti: dei due Clarinetti che

si dovrebbe adoperare in Orchestra, cioè Si B & La. Qualche Elemento si

permette di insistere nel dire che si può fare la Professione col solo

Si B! Invece io rispondo che nel Repertorio Lirico si può suonare se non

tutto ma quasi. Nel Campo Sinfonico nò e poi nò!!! E allora è

necessario procurarsi anche il Clarinetto in La; meno fatica e più riuscita!

A patto però di acquistare un’ottimo Strumento e suonarlo sempre; non

abbandonarlo! Se si mette nell’Astuccio e non si adopera mai, può arrivare

all’improvviso il bisogno di adoperarlo… e fare anche magra figura!

All’estero lo chiedeno sempre lo Strumento in La. La ragione è perché la

voce è più larga e più dolce del Si B. Ripeto che è uno Strumento di grande

risorsa! In certi posti c’è chi adopera pure il Clarinetto in Do.

Di quello si può fare a meno. Oppure si dovrebbe trattare di un Concerto

per detto Clarino.

 

041-050

[TBC041]

 

Quei Clarinettisti che hanno avuto la fortuna di studiare con degli

Insegnanti molto conoscitori del Bocchino, anche se non hanno fatto del tutto

la vita dell’Orchestra, sanno ugualmente quale importanza ha questo Accessorio

per il nostro Strumento. Dico questo perché, girando il mondo come

ho fatto io, ho conosciuto gente che non erano Professionisti del Clarinetto

ma conosevano il Becco del Clarino e sapevano lavorarci al plus ultra della

perfezione! E questo ebbi modo di vedere a Parigi. Ero in giro con una

Orchestra Tedesca in tempo dell’ultima guerra (1940-1945). E in quella

grande Città conobbi un Francese che lo chiamavano: il Baif, che non era

nè Professionista e nè Dilettante del Clarinetto; ma conosceva il Becco

alla grandissima perfezione. Riuscii a capire che da giovane aveva lavorato

in una Fabbrica di Clarinetti, nel centro di Parigi.

A questo punto mi permetto di aprire un discorsetto, con cose vere e reali

che stanno a pennello nel discorso. Nel mondo intero vi è il chiodo di

credere che se uno dei nostri Bocchini è stato lavorato da un grande Artista

dello Strumento… va bene anche se ha difetti. Se, al contrario, un Bocchino

ix proviene da un Elemento non di grande nome… L’Arnese non và!

Su questo fatto non ci si può ridere dietro poiché, il più delle volte, lavora

la suggestione e l’istinto. Non posso riderci dietro e non posso neanche

ammetterlo al 100%; l’Arte di stare a sedere in una sedia d’Orchestra

e fare bene il proprio dovere, è un mestiere… e ci vuole una Natura non indifferente!

L’Arte di conoscere e lavorare nei Bocchini per Clarinetto; è

un’altro mestiere che merita una certa considerazione… e, aggiungo, ci vuole

la dovuta Natura. Sono due mestieri uno diverso dall’altro! Sono vicini…

molte volte sono uniti in un medesimo Uomo; ma sono due cose diverse!

Il Violinista è un mestiere che deve avere la sua grandissima Natura…!

Il Liutaio è un altro mestiere che deve necessariamente avere la sua…

Natura pure questo. Perciò, pure quì: due mestieri e con due Nature diverse.

E allora non si può ridere se uno conosce… e lavora bene nel Bocchino

del nostro Strumento ammettendo che non sia mai stato al Teatro Alla Scala

di Milano. E questo non lo dico perché io voglia essere complimentato…

Lo dico per pura verità! E neanche ho scritto questo trattato con la pretesa

d’incassare soldi. Nò! La mia soddisfazione sarebbe tanta se potessi fare

in modo di aiutare molti dei futuri Clarinettisti! Perché l’Arte nostra

non è conosciuta! Non è nè conosciuta, nè rimunerata!

Mi pare d’averlo detto, comunque. I Francesi chiamano l’Artista che lavora

i nostri Bocchini: La Pianoist. Cioè: l’Artista del Bocchino; o l’Artista

del Piano. Un’uomo che lavori per 50 anni sui Becchi per Clarinetto e

che arrivi ad un certo livello; sia di pratica, e sia di sicurezza…

Non arriva mai alla fine. Man mano che il tempo passa, vi è sempre modo di

vedere delle novità. Novità che, il più delle volte, piacciono. E piacciono

perché queste novità sono sempre volte verso la perfezione dell’Artista.

E sono convinto che se io potessi vivere duecento anni (che è impossibile),

sempre troverei delle cose interessanti.

A confronto di un Violino, un Bocchino per Clarinetto e ben piccolo!

Ebbene, nel suo poco… nasconde tantissimi segreti. E questo lo dimostra le

prove che io nei tanti anni ho fatto. Un Becco può suonare bene… Ma andandoci

dietro può dare cose ancora più belle: Ciò dimostra che vi erano

anche prima dentro il mistero… si trattava solo d’imbroccarla e tirarla fuori!!! ?

Mestiere Insoluto! Lo chiamava il mio defunto Insegnante, Prof: Bianco

Bianchini. Se avessimo pazienza e fortuna… molte delle Ancie che si butta

al diavolo… potremmo utilizzarle. Ripeto per l’ultima volta: il nostro

Bocchino nasconde tantissimi segreti!

Chiedo scusa e a tutti buon lavoro!

 

[TBC042]

 

Parte Prima

Pagina 1.

-------------------------

Il compito di scrivere un Trattato per il Bocchino

del Clarinetto non è facile. Direi che è difficile a

scriverlo, e altrettanto difficile a capirlo. Del resto non è una

meraviglia questa: tutte le cose del Mondo non sono capite nel

medesimo modo. Stando dentro il nostro Mondo di un’istrumento

Musicale e del suo relativo Bocchino, i modi di pensare e di concepire

questi complicati dettagli, sono enormemente diversi da un

Clarinettista all’altro. Se poi aggiungiamo che ognuno, o quasi,

provengono da una scuola diversa; allora è logico e tollerabile

anche se si incontrerà delle ostilità.

Comunque sia le cose, come già ho scritto: tutti possono leggere

e ognuno và per la propria strada.

 

Molte volte ho sentito dire, da dei colleghi che suonano il nostro clarino…

che non c’è bisogno di diventare pazzi per il becco del

nostro strumento e che con uno possono fare tutta la carriera.

La risposta che io dovrei dare a questi colleghi potrebbe essere

di doppia specie e cioè: potrebbe essere vero. Oppure potrebbe essere

una grande panzana! Potrebbe corrispondere a verità se uno avesse

la fortuna di non romperlo mai. Ma se uno rompe… in tal caso non è

solo una panzana ma addirittura una cretinata!

Altra alternativa di facile avvenimento: da un giorno all’altro

può avvenire un cambiamento in Orchestra: o cambiano il Professore

d’Oboe (che è lui che dà il La)… e magari non ci arriviamo più nel

Corista. Per esempio che in quel dato Locale occorra un volume di

suono diverso… ecc. ed ecc. Da non dimenticare che il Clarinettista

tende sempre, o per istinto o per coscienza, di andare verso il

meglio. Che cosa fa costui? O cambia lo strumento o il Bocchino.

In poche parole, dei cambiamenti ve ne sono sempre! Ma il più delle

volte ci orientiamo verso un becco nuovo e ci assoggettiamo alla

lavorazione del becco che abbiamo in mano: specialmente poi se vi

fosse un leggero fischio.

(Queste cose le attribuisco all’ambiente dei Professionisti; non ai dilettanti)

In tutte le professioni avvengono cambiamenti. Nel nostro campo i

cambiamenti sono più scoccianti e direi Compromettenti per la

nostra Carriera…? Cambiando un Bocchino, o lavorando anche nel

vecchio, se il cambiamento è in bene… questo profitto può portarci

su di quotazione artistica. Se, al contrario, andiamo in peggio,

sono dolori e ci sarebbe anche da giocarci la Carriera.

 

[TBC043]

 

Già per se stesso, parlando di un giovane, si può ammettere che

può considerarsi un cambiamento anche nella pratica dell’Orchestra.

Ma questo è un cambiamento che non porta problemi; anzi, ogni mese

che passa il giovane Clarinettista và meglio…

E in definitiva, ammettiamo anche che della nostra perfezione;

fossimo a buon punto… non siamo mai contenti!!!

Sembrerebbe un’erresia ai nostri giorni e con delle conquiste

di andare sulla Luna… Prima ancora; la scoperta dell’Atomo…

Conquiste Elettroniche e via di seguito… Fossimo alle prese con le

difficoltà di fare andare bene un Bocchino per Clarinetto ecc. …

Io stesso se non conoscessi la faccenda; gli riderei sopra.

Eppure, smetto di ridere e penso che è una cosa seria!

Se in Orchestra tutto andasse bene, ci sarebbe lo stesso tensione

di nervoso. Figuriamoci se nel nostro strumento troviamo qualche

piccola imperfezione?! Specie il fischio! Questo è terribile!!!

Tutte queste cose portano all’idea di studiarci sopra e di

cambiare qualche cosa.

A preferenza di adoperare un becco che fischia, ammettendo che avesse

una bella voce, conviene metterne sù uno meno dolce… ma che non

ci sia questo pericolo. Il fischio è oggetto di amare critiche…

Ecco allora che le prove e i cambiamenti sono indispensabili.

Ripeto quello che ho detto nella Prefazione i cambiamenti, le prove

e gli esperimenti; si facciano a casa nel giorno di riposo; oppure

in tempo di Ferie: mai in Orchestra e in corso di pesanti responsabilità!!!

Dopo tutto, se noi dovessimo abolire le prove e

i cambiamenti; o esperimenti… finirebbe anche lo scopo di scrivere

il presente Trattato. Ve nè pare?

In Orchestra vi sono altri fattori che ci possono portare a dei

cambiamenti. Oltre ai particolari che già ho accennato; quelli sono

di ordine naturale. Quando meno ce l’ho aspettiamo, spunta fuori

un’anziano Orchestrale che credendo di aiutarci ci può suggerire

le seguenti parole: guarda che hai poco suono! Aumenta il volume.

Sei calante…Crescente!....E via… A questo punto stiamo attenti

chi sono questa gente? Se sono persone competenti e onesti… bene,

caso contrario: via i chiacchieroni!

Per quanto riguarda lo strumento e parlando di un giovane; questo

è compito dell’Insegnante di avergli procurato un buon clarino

e un’ottimo Bocchino. Guai se a stò povero ragazzo gli fosse

appioppato un catenaccio!

 

[TBC044]

 

Pagina 2

E’ difficile trovare dei genitori che abbiano le possibilità di

acquistare un buon clarinetto. La difficoltà è di due specie; la

prima per il denaro, la seconda perché essi siano persuasi dell’utilità

della spesa. Ecco i difficili problemi!

Se il giovane Clarinettista ha una buona disposizione adatto ad

occupare il posto di primo clarinetto; le conviene fare un debito

e andare in Orchestra con un’ottimo strumento!

Ci vuole un buon Clarinetto e un’ottimo bocchino! Così egli è

tranquillo; segue la sua Musica, le convenzioni che Concertando avviene

e fa la sua figura; caso contrario nasce una infinità di critiche.

In linea di massima, lo studente di Musica non è mai ben capito.

Anche i genitori stessi, hanno sempre quella punta di sfiducia.

(Pure a mè capitò altrettanto)

Qualsiasi studente che và ad iscriversi, o all’Università… o ad

altri corsi; è ben tollerato e magari fanno una festa. Se un ragazzo

vuole andare ad un Conservatorio di Musica; gli ridono in

faccia brontolando e mettendolo in cattive acque?....

A questo punto vorrei chiedere a certi sapientoni: perché condannate

vostro figlio senza sapere le conseguenze che gli procurate?

Poi, concludendo, aggiungerei: informatevi cosa sono le Orchestre,

cosa comporta la Professione dell’Orchestrale… ecc…

Ma l’informazione più esatta che un genitore deve fare è di

sapere se il figlio suo ha la disposizione della Musica e dell’istrumento

che si appresta a studiare. Lo studio della Musica appartiene

all’Arte, e nell’Arte occorre la vera natura: O la giusta

natura o cambiare mestiere!

Le Professioni sono di tantissime specie; beato chi imbrocca la

più buona! Certo che un Medico o Professore in Medicina, ha altri

guadagni… e altro nome: specie un Chirurgo, Un bravo Avvocato…

Un’ottimo Ingegnere… e via di seguito. E non voglio neanche mettere

un’Orchestrale alla pari delle responsabilità del Chirurgo… Nò!

Però può diventare un Professionista degno di stare in mezzo agli

altri! E se poi, il ragazzo ix, diventasse un Concertista?!

In tal caso, potrebbe stare alla pari di qualunque altra persona

Celebre! Forse un’ottimo Direttore d’Orchestra non è un degno

Professionista? In molti casi la gente dovrebbe mettere da parte la

grande ignoranza!

Se noi guardiamo al passato; la nostra Professione ha subito un

grande cambiamento. Nel lasso di tempo dal 1930 ad oggi (1973),

vi è stato un grande cambiamento e il nostro lavoro si è ridotto

in meno.

 

[TBC045]

 

Nei cinema vi era delle Ottime Orchestre che Commentavano le

Pellicole. (Le dette pellicole erano mute e non sonore)

Poi nei primimesi del 1930 venne i Films Sonori… Addio le Orchestre!

Inoltre vi era tantissime Bande Musicali; specie nel Meridione.

Ora anche queste si sono portate a poco: due o trè a Roma e altre

in Meridione, in parte poi sono Bande da Giro Estivo.

Vi era una buona presenza di Compagnia d’Operette. Poi venne la

Rivista. Ebbene, l’una e l’altra scomparse dal Mondo!!!

(Che peccato)

Con tutto questo, oggi 1973, in molte Orchestre della Radio e dei

grandi Teatri, come Scala di Milano ecc., ripeto: con tutto questo,

cercano Elementi per Orchestra e non li trovano!

Ragione per cui, se un ragazzo studia bene e si porta ad un buon

Elemento… il posto di lavoro c’è! Occorre la debita pazienza,

senza di questa al Mondo non si fa niente!

Può esserci degli inconvenienti anche in corsi di studio.

E non solo; ma può esserci anche dei cambiamenti. Un tale, che si

era iscritto nel Conservatorio di Bologna come studente di Tromba,

cambiò strumento… ed oggi è Professore di Fagotto, bravissimo.!

Altri si diplomano in Pianoforte poi studiano la Direzione d’Orchestra..

Del resto questi cambiamenti avvengono anche all’Università.

Vi sono studenti che vanno fino all’ultimo anno di una tale facoltà

poi cambiano. Questi sono piccoli inconvenienti che non

pregiudicano il futuro di un ragazzo; tutt’al più perderanno un po’ di

tempo. Lo Studente in Musica deve avere (ho detto) molta pazienza.

I vicini di casa cominciano a brontolare perché si sentono disturbati!

Altri fanno chiacchiere perché mettono in giro chiacchiere

circa che questo studente Musicista non si sa cosa suona…?

E aggiungono (e questo è il peggio) che costui perde tempo e danaro

per niente! E anche quì è il posto di aggiungere una buona dose

di ignoranza! Secondo essi, il giovane Clarinettista dovrebbe suonare

delle canzoni, dei pezzi d’Opera e via dicendo: invece lui deve

studiare gli Studi che l’Insegnante gli ordina!

Ora mettiamo nelle immondizie le chiacchiere, mettiamoci allo

studio con volontà e sacrificio cercando di diventare degli Ottimi

Clarinettisti. A fare questo studio ci vuole gente sana; potete

farvi visitare da un Dottore e chiedere se siete adatti ad affrontare

uno studio di parecchi anni studiando uno strumento a fiato.

Si prepari tutto con buona logica.

 

[TBC046]

 

Pagina 3.

In tal caso debbo parlare anche con i giovani e cioè: mettetevi

allo studio di un’istrumento Musicale se avete una buona natura

del genere: caso contrario spendete i soldi e il tempo per niente!

Del tempo ce ne vuole moltissimo! Ripeto: non è uno scherzo!

Sembra una favola dire che si perde più tempo per un Diploma in

Musica che una laurea all’Università. Eppure, così è!

Il nostro Clarinetto sono 8 anni di studio al Conservatorio.

Corni e Trombe lo stesso. Il Violino: (il Sovrano degli strumenti)

11 anni. L’Organo (quello in Chiesa) 14 anni di studio!!!

D’accordo che chi ha buona disposizione questi anni diminuiscono.

Ma lo studio è lungo assai! Poi non è tutto quì.

Contemporaneamente allo studio della Musica e strumento, è

indispensabile studiare Letteratura e anche conoscere le Lingue più

usuali: Francese, Tedesco e Inglese… almeno da capire il più

necessario. Colla conoscenza di queste Lingue il Professore d’Orchestra

troverà, in Professione… strade più aperte.

Tutto questo assieme di cose, viene aggiunto alla fatica dell’allievo

Clarinettista. In poche parole; questo Orchestrale deve avere

una Cultura! E per fare questo occorre molto lavoro!

Ma lasciamo andare queste cose e portiamoci (per ipotesi) al nostro

giovane Clarinettista in Orchestra. Supponiamo che un bel giorno;

pure andando bene, necessiti un cambiamento: o per alzare un pò il

Corista; per l’intonazione… le cause possono essere tantissime.

A tal punto cosa facciamo, se assolutamente non conoscessimo niente

di questa faccenda? Penso inoltre che un giovane abbia avuto un

bravo insegnante e che certe cose le abbia già in dotazione…

Sia il giovane e sia l’anziano Clarinettista, può bastare poche

parole… (dai chiacchieroni…) per essere indotti ad andare alla

ricerca di un nuovo bocchino o tentare la sorte di fare qualcosa

al vecchio! In poche parole: alla ricerca della perfezione.

O del meglio ammettendo che riusciamo ad ottenerlo?

Mi pare già di averlo detto; e non sarà male ripeterlo: la perfezione

che noi vorremmo non l’abbiamo mai! E questo è appunto perché

non siamo mai contenti di noi stessi! Frase un po’ comica ma valida.

Il nostro strumento lavora assieme agli altri, ben’inteso avendo

ognuno il proprio compito. Il nostro fà parte degli Strumentini.

 

[TBC047]

 

Gli Strumentini sono: Clarinetti, Flauti, Oboi e Fagotti, e Corno

Inglese. Il Corno Inglese fà parte della famiglia degli Oboi; è

come il Clarinetto Basso (Clarone) che fà parte dei Clarinetti.

Poi c’è il Corno da caccia; pure questo bello e difficile strumento

lavora spesso con noi.

Frà questo gruppo di strumentini si svolge il gioco della Musica

e delle Composizioni Musicali. Chi gioca bene e chi gioca male…

Molte volte questi altri strumentini, non sono solo dei nostri

collaboratori; spessissime volte sono dei nostri concorrenti! E dico

il perché: Ognuno ha un colore di suono differente. Ad esempio,

l’Oboe è lo strumento che ha il colore più bello di tutti gli strumentini.

In certe circostanze; finito una data frase dell’Oboe…

dobbiamo seguire noi; o anche viceversa. Asseconda della zona di

note che noi abbiamo; possiamo sentirci inferiori… E da quì scaturisce

l’idea di studiarci sopra lavorando nel Bocchino… L’unica

alternativa… oppure una delle uniche!

L’Oboe ha un altro vantaggio: per la sua sottile voce; incide più

del Clarinetto. Anche nelle vecchie incisioni, l’Oboe è sempre ben

scandito. A questo punto tocca ai Tecnici di mettere i Microfoni

più vicino ai Clarinetti… oppure in un posto più adatto.

Per quello poi che riguarda la concorrenza… o le concorrenze

da uno strumento all’altro; si deve considerare l’abilità del

Professore che suona; senz’altro è quello che fà bilancia.

Il Flauto nelle sue note acute non sempre ci si intona bene.

Uguale cosa del Corno: nelle note acuti crescono e nelle basse

calano: Occorre molte buone orecchie e non sono mai abbastanza.

Col Fagotto.si intona bene. Mi sono sempre trovato bene anche col

Corno inglese. Se questo è suonato da un artista, non c’è nessuno

che nel Canto lo possa battere!

Il Clarinetto è uno dei più giovani strumentini d’Orchestra.

E uno strumento di grande risorsa, con un’estensione enorme.

Suonato bene è assai Poetico!. Tutti gli Autori non lo sanno

adoperare nella medesima maniera. Solo i Vecchi Musicisti l’hanno

fatto diventare bello: Verdi nella Traviata e Forza del Destino

ecc. Mozart nel suo Concerto in La Maggiore… e via…

Sempre suonato bene; è uno dei più belli d’Orchestra!

 

[TBC048]

 

Pagina 2

Ho detto che è compito dell’insegnante procurare un

buon istrumento all’allievo; se però il giovane ha le possibilità,

e se non le ha? Se il giovane clarinettista ha una disposizione

di un certo valore; adatto ad occupare un posto di primo, gli

conviene fare un debito e andare in Orchestra con un bel clarinetto.

Se l’allievo ha un buon Clarinetto e un buon becco, suona tranquillo

e fà la sua figura, caso contrario sono dolori…!

Lo studente di Musica, in linea di massima, non è mai capito: anche

i genitori stessi non hanno fiducia. Chissà il perché?

Genitori carissimi (vorrei dire), perché non v’interessate di

sapere cos’è la professione dell’Orchestrale, cosa sono le Orchestre?

Perché condannate vostro figlio senza ragione?

Se il ragazzo non ha nessuna disposizione, in tal caso avete ragione,

ma se vostro figlio va bene, perché, ripeto, lo condannate?

Ecco perché diventa più difficile fare sborsare dei soldi ai

genitori per l’acquisto di uno strumento. Potrei dire: abbasso la

ignoranza!

Ho sempre capito e capisco tutt’ora che se un giovane si scrive

all’Università, i genitori, la famiglia e gli amici tutti, fanno

una gran festa! Se un giovane và ad un Conservatorio di Musica;

due persone sù trè, si mettono a ridere…! Anche questa è ignoranza!

I Professionisti non possono essere tutti uguali e allo stesso

modo; perciò non metto un Professore in medicina o Chirurgo al

pari di un’Orchestrale, ma sapendo fare il mestiere è una Professione

uguale alle altre. E se questo ragazzo che noi vediamo andare

ad una modesta scuola di Musica diventasse un concertista…?

In tal caso può stare al pari di qualunque professionista di alto

rango! Il lavoro dell’Orchestrale d’oggi giorno è diverso di quello

di trent’anni fà. La Radio e Televisioni hanno portato via molto

 

[TBC049]

 

lavoro di quello che c’era una volta. Molti generi di Musica sono

andati perduti: Operette, Varietà ecc… Ma lo stesso se un ragazzo ha

delle qualità, pure adesso può fare una bella carriera.

Mi risulta che in molte Orchestre non trovano più certi strumenti:

Oboi, Fagotti e Corni specialmente. Il Corno è lo strumento più

difficile di tutta l’Orchestra!

Altro avvertimento o considerazione. Può darsi che un giovane

abbia una buona Musicalità ma che subito non incontri lo strumento

adatto alla sua natura. Il mio insegnante da ragazzo studiò il

Violino con scarsi risultati, prese il clarinetto diventò Celebre.

Allora attenzione alla scelta dello strumento!

Del resto pure all’Università certi studenti cambiano facoltà!

Quando studiavo io il clarinetto mi mortificavano continuamente

perché,.secondo loro, avrei dovuto suonare pezzi d’Opera e Concerti.

Invece io dovevo fare gli studi prescritti dal mio insegnante.

In tal caso dobbiamo dedurne che a forza di sentirmi… si annoiavano.

Quì c’è la verità non si può negarla: lo studente d’uno strumento

disturba tutta la gente del vicinato. Occorre molta pazienza!

Il cambiamento del nostro lavoro è stato in tutto il Mondo non solo

quì in Italia. Nei Cinematografi non c’èra la Pellicola Sonora come

oggi giorno, in ogni locale c’èra un complesso Orchestrale, a secondo

del locale stesso. C’èra dei commenti Orchestrali abbinati alle Pellicole

che erano una meraviglia!

Guardando il passato possiamo osservare che in certi periodo il

Musicante lavorava in tutti i buchi del Mondo!!! Le Bande Musicali,

sia Militari che civili; quanto lavoro c’era! E quanti Elementi veniva

fuori da queste Bande: da quì usciva grandi elementi, un vivaio

addirittura! Oggi le Bande Musicali si contano sulle dita della mano.

Abbiamo le due o trè di Roma e qualcuna nel Meridione e basta!

 

[TBC050]

 

Pagina 1.

Parte Prima.

 

Le difficoltà di fare un Trattato per questo Bocchino, non sono poche;

anche se nella Prefazione ho citato che non faccio nessuna scoperta…

La cosa è assai complessa ed è difficilissimo potere dire il tutto!

Cercherò di andare adagio e fare in modo di non commettere dimenticanze.

Quando abbiamo ben letto e meditato gli aspetti più importanti, se noi ci

accingiamo a fare qualche Esperimento, assicuriamoci che lo Strumento non

sfiati e che sia in efficienza, caso contrario potremmo avere delle sorprese

di difetti irriconoscibili! Si deve ben capire se il difetto ix… è del

becco o dell’istrumento! Poi avere tantissima pazienza perché tutti i giorni

non sono uguali. Un giorno possiamo trovarci colle labbra che ci fanno

male; il giorno appresso può essere l’Ancia che non và…E se poi noi

avessimo lo Strumento non perfetto; non combineremmo niente di niente!

Altra difficoltà: fare credere a chi legge il giusto! Dico questo perchè

non siamo tutti uguali: Scuola diversa, Natura diversa… e l’idea differente

da un Clarinettista all’altro.

In 40 anni di Professione ho avuto modo di incontrare tanti Prof. di Clarinetto,

fra i quali delle Celebrità. E tutti con delle concezioni assai lontane

l’una dall’altra (Sempre in tema di Bocchino).

Ad esempio: fra questi, vi è chi non crede alla lavorazione a mano di un Becco?

Secondo loro: solo la Macchina del Fabbricante dei Bocchini può dare il Becco

Classico. Questa idea non la voglio condannare, l’ammetto solo al 10%! E

questo 10% è quando il Bocchino viene perfetto per puro caso! (caso del

destino).

La mia idea in proposito è come quella di tanti, mettendo in prima

linea l’idea del mio defunto Insegnante; e cioè: occorre un buon Clarinetto,

Un Bocchino super (se si può dire?) Ancie buone… e via dicendo.

Questa è la strada da percorrere per arrivare a suonare bene il nostro e

difficile Clarinetto. Per andare su questa strada, occorre conoscere il detto

Becco. Ed è appunto per questa ragione che mi impegno a parlare di questo

Problema. Il mio Maestro di Clarinetto chiamava: Problema insoluto!!!

Noi Clarinettisti Italiani che il 90% suoniamo con Becco di cristallo

siamo più esposti al pericolo da un momento all’altro di rimanere senza

Becco; basta una piccola cosa… il cristallo è fragile!

Se conosciamo bene questa fisica… potremo subito, o quasi… trovare un

cambio, caso contrario come facciamo?

Se si tratta di un giovane che va a scuola, è ammesso che l’alunno vada

anche col solo Bocchino che il Maestro gli ha o dato o aggiustato; ma se si

tratta di uno che è già in Orchestra, deve averne almeno un altro di riserva!

E nella futura sua Carriera…avrà il tempo e la pazienza di farsene altri.

Questa Attrezzatura è opera ed ingegno dell’Elemento stesso. L’Insegnante,

per quanto bravo sia, non può essere tutta la vita dietro all’Allievo!

 

Come ho già detto. In Orchestra possiamo trovarci in tantissime combinazioni

di dover cambiare il Bocchino: sopratutto se non possiamo intonarci…

 

Ma anche ammesso che tutto vada bene; l’Artista non è mai contento di sé

stesso! Anche secondo i grandi Artisti; alla perfezione non ci sono mai!

Ecco allora che vanno alla ricerca del meglio.

E, secondo mè, queste ricerche sono in tutte le Professioni.

Noi peggio!

 

 

051-060

[TBC051]

 

E’ logico che se l’Elemento d’Orchestra del nostro Strumento, è bene

che conosca il tanto nominato Bocchino del Clarinetto. Figuriamoci

l’Insegnante! Quest’ultimo non deve conoscere solo il Bocchino che le può

far fare una bella voce a lui; ma anche agli Alunni! Problema sicuramente

di massima difficoltà!

Sembrerebbe un’erresia al tempo di oggi: conquista della Luna; Viaggi nel

Cosmo, in sostanza: siamo nell’era Atomica… e con tanta Scienza a non

finire; ed essere difficile a fare andare bene, un’accessorio come questo

pezzetto di Becco? Eppure è così! Se io non fossi ben pratico non ci

crederei assolutamente! Forse ci riderei dietro…

 

In Orchestra il Clarinettista ha sempre i nervi tesi anche quando tutto và

benino. Figuriamoci se avessimo il Becco che ci fischiasse… o che lo

strumento sfiatasse?! Se fischia il Bocchino, siamo rovinati!

Ecco perché non consiglio certi cambiamenti in Orchestra! Non si porti al

posto di lavoro un Becco se non si conosce: Appunto perché se fischia:

siamo rovinati! Per andare verso il meglio gli Esperimenti e gli studi di

ricerca sono essenziali; ma si deve prendere il momento adatto; non in

tempi di grossi impegni! Del resto se io dicessi di non provare mai e

di non fare mai Esperimenti di ricerche, finirebbe anche lo scopo di scrivere

questo trattato.

Il posto d’Orchestra può essere pieno di Sorprese;

e ne voglio citare uno dei fatti più impensati. Molte volte c’è qualche

amico (o così si classifica…) che si fà avanti a suggerire un consiglio,

e può dire le seguenti parole: Tu suoni bene ma hai poco suono; cerca di

aumentare il volume del suono! Oppure: perchè la voce è così aspra? Se fossi

in tè farei meno suono ma più dolce ecc. ed ecc. Di solito chi fà queste osservazioni

sono delle persone anziane e anche brave. Qualche altra volta

sono dei chiacchieroni inutili e rompiscattole! Eppure sia in un modo che

in un altro, possono sempre mettere per la testa l’interesse di un

cambiamento. E’ difficile che un Clarinettista continui in Professione il

sistema di quando era Studente. Vi sono degli Elementi che facendo dei

cambiamenti si fanno più completi e belli; altri vanno peggio e qualche

Elemento si rovina.

Per quello poi che riguarda lo Strumento e trattandosi

di un giovane; questi dovrebbero andare in Orchestra con un Clarino intonato

e un buon Becco. Caso contrario c’è da compromettere la Carriera.

Guai se a stò povero ragazzo gli fosse stato affibbiato un catenaccio

di un Clarinetto!

 

[TBC052]

 

Pagina 2.

Non so se riuscirò a fare stampare questo Trattato? Le ragioni sono

tantissime; la principale è una sola: l’invidia!

Mi si creda; non è la brama di guadagnare quattro soldi, ammettendo che ci

fosse una buona vendita; no! Da modesto,ma posso vivere lo stesso. Le ragioni

sono di altra specie. In anticipo chiedo scusa… ma non credo di offendere

i Defunti e grandi Artisti dello Strumento e di cui io ebbi contatto in

gioventù e da Studente di Clarinetto. Quanti quattrini buttati via mi fecero

spendere inutilmente! E perché inutilmente? Presto detto: perché io

non conoscevo l’accessorio più importante di cui stò trattando ora: il Bocchino

del Clarinetto. Per questa ragione; tutti (se vogliono) possono conoscere

questo Becco tanto importante!

Questo lavoro è messo in modo che le cose verranno dette più volte…

Chiedo scusa e mi sia perdonato.

Senza dubbio vi sono altri Insegnanti che sanno mettere a posto il Becco e lo

Strumento ai suoi Allievi. Credo però non sia male mettere in Commercio anche

questo Trattato. Lo leggeranno chi crede di studiarlo… Si metteranno a

fare il Piano al proprio Becco, chi crederà di farlo… Ma, ripeto: non impongo

a nessuno di mettersi a lavorare sul suo Bocchino qualora non ne hanno la

volontà! E sono pienamente convinto che tutti i Clarinettisti ne hanno bisogno

di approfondirsi nella Fisica del nostro Becco per Clarinetto: volendo o

non volendo lavorarci sopra! I Professionisti di questo Strumento sono di

varie specie: le Celebrità, che occupano i migliori posti delle Orchestre

Italiane e Straniere. I buoni Clarinettisti che pur non essendo all’apice

della Celebrità; lavorano ugualmente e hanno bisogno, o per essi; o per

qualche Allievo… di avere un buon Becco. Infine, vi è anche i più modesti…

che ugualmente possono avere, pure questi, una Scuola con dei ragazzi da insegnare

le primissime cose dello Strumento.

Non vorrei essere frainteso: E se io dicessi che sono proprio i più modesti

che hanno bisogno di studiare bene la Fisica del Bocchino… cosa mi si potrebbe

rispondermi? Sono sicuro che la risposta sarebbe di avere una approvazione,

di questo lavoro o altro simile, da una Celebrità! Signori cari:

la Celebrità, o per la grande natura che l’elemento ha… e anche buona Scuola…

la Celebrità sempre fà la grande figurona! Come ho detto, sono gli altri

che devono essere aiutati! Questo discorso ha il suo valore calcolando il

pregiudizio di credere che solo chi è all’Opera di Parigi possa conoscere e

dare un giudizio sul nostro Bocchino.

E ora, sempre col permesso di chi mi legge, cambio il discorso capovolgendolo?

Il pregiudizio di conoscere e dare giudizi su questo Accessorio… può essere

assolutamente diverso da quello che dà il primo Clarino dell’Orchestra di

Parigi. Attenzione a quello che segue! I Francesi chiamano; le Pianoista

quello che lavora attorno ai Bocchini per Clarinetto. Può essere un buon elemento

d’Orchestra… come può essere uno che non fa la Professione in Teatro.

Semplicemente un uomo che conosce bene il Clarino; ma che si è dedicato al

difficile lavoro dei Bocchini. E adesso verifichiamo questo discorso e

portiamolo nella nostra pratica. Fino a un dato punto, noi possiamo credere al

Solista tale… perché occupa un posto di grande responsabilità..Ma arrivati

ad un dato punto, il Pianoista (l’Artista che fà i Piani)…), cammina per

la sua strada… a guisa di Liutaio che fà i Violini da una catasta.di Milioni

di costo, ma che lo suona solo per provarlo.

Perciò prego di credere che per tutta la mia vita ho studiato questo

pezzetto di Becco! Con una modesta, ma lunga Professione!

Prima di proseguire raccomando che questo studio non deve mettere l’elemento

in stato di Ossessione: guai se subentra questa malattia!!!

Se si lavora… si deve lavorare con molta pazienza… andando molto adagio!

Il tempo Dio lo da per niente!

 

[TBC053]

 

Pagina 2.

Non sò se riuscirò a fare Stampare questo Trattato per poi

poterlo mettere in vendita? Le ragioni sono tante ma ve nè una a

portata di mano che è evidente come il Sole: L’Invidia!!!

Non è la brama al guadagno… e anche alla popolarità di avere il mio nome

su un Trattato e Metodo; nò! Le ragioni sono tante ma la più importante è

che tutti gli Studenti e Professionisti dello Strumento devono sapere come

si fà a comperare un Becco per il nostro Strumento… e anche saperselo aggiustare.

Non devono essere come il sottoscritto e vittima di tanti imbrogli…

Quante fregate mi hanno dato in gioventù! Pace all’anima loro!

 

Questo lavoro è messo in modo che certe cose vanno dette più di una volta...

Pure quì mi sia perdonato!

Come ho detto, non impongo a nessuno di mettersi a fare il Piano al proprio

Bocchino! Lo farà se lui si sente di farlo e se ha la natura adatta di farlo.

La parola adatta è: l’attitudine. I Francesi chiamano quelli che si

mettono a lavorare nel Bocchino del Clarinetto: Pianoista. La prima volta

che sentii questa parola fu proprio a Parigi.

Mi permetto di dire due parole su questo Artista (Pianoista). Quest’Arte và

di pari passo col Clarinettista, ma fino a un certo punto. Mi spiego meglio.

Ho conosciuto grandi Clarinettisti che non hanno mai fatto niente al suo

Bocchino. La Ragione? Non si sà! Altri, mediocri Elementi; sono stati degli

Ottimi Pianoisti ed hanno tirato fuori degli Allievi con Bellissime Voci.

E, in fine, altri che facevano l’uno e l’altro. Questa è la natura.

Se un Elemento ha questa attitudine, posso dire che è tanto bello questo

lavoro! Chi maneggia un Bocchino sù una Piastra, deve avere le medesime

qualità dell’Arrotino che affila un Coltello… che mentre la suota và;

egli ha la sensibilità di sentire come si forma il taglio sottostante…

e la scartata che al Coltello rimane. Non saprei come spiegarmi meglio.

Possono fare quello che vogliono quelli che non vogliono mettersi a limare

i Bocchini; e possono fare quelli che vogliono anche quelli che credono di

usare altri piccoli trucchi…! Un proverbio dice che tutte le strade portano

a Roma. Comunque sia, se uno guarda bene tutte queste regole e che arrivi

a capire bene questa Fisica, sarà tanto più facile nelle compre… e nello

svolgimento della sua Carriera.

Non è una cosa poi tanto difficile ad arrangiarsi i propri Bocchini.

Un po’ di pazienza e si può arrivare a tutto. Nella mia vita ho lavorato

una catasta di Bocchini: nuovi e vecchi! Beh, non ho mai buttato nelle

immondizie nessun Becco! Anzi, qualche amico che voleva gettare all’inferno

qualche vecchio Bocchinaccio… io l’ho preso e dopo qualche mese gliel’ho

ridato che suonava.

Non mi stancherò mai di dire: guai a chi fa dei cambiamenti soventi

di Bocchini in Orchestra! In una via crucis del genere, in una settimana

non si può più fare niente! Se poi alla malattia del Becco aggiungiamo

quella delle Ancie… In poco tempo il risultato è tremendo!!!

Cerchiamo che non entri l’ossessione, sia del Bocchino e sia delle Ancie!

Anche quando manca qualcosa… conviene di portare pazienza e lavorare…

caso contrario, ripeto ancora, è danno per noi stessi!

Ho suggerito che l’Apertura giusta per noi, è quella del numero 2.

Sù per giù questa Apertura si aggira alla lunghezza di circa 2 centimetri.

Come l’Apertura parte, alla lettera D, sino alle due punte;

deve aprirsi curvandosi non in linea retta. Se si facesse così;

la voce sarebbe cannosa. Però, se il Piano riesce bene… il suono viene

bello anche se l’Apertura non è fatta alla perfezione. Quello è

un posto delicato. Attenti!!!

 

[TBC054]

 

Pagina 3.

Sembrerebbe un’erresia ai tempi di oggi: da anni siamo andati

nella Luna, abbiamo fatto delle conquiste in tutti i campi di scienze…

e via via a non finire; essere ancora alle prese per fare suonare

un Clarinetto. Il più comico però è che non è per mettere a posto i cuscinetti

dello Strumento che in questo caso e anche bestemmiando ci si arriva.

No! Per il solo Bocchino. L’accessorio quasi più corto di tutto il

complesso dello Strumento. In verità, se io non lo avesse suonato per

circa sessant’anni, ci riderei sopra al sentirmi dire che il Becco presenta

delle difficoltà di quel genere. Eppure, è così!

Oltre ad essere complessa la faccenda del Bocchino, ha sempre lasciato e

lascia tutt’ora un numero di Clarinettisti sfiduciati e increduli…:

un discreto numero di questi increduli insiste che il Piano del Bocchino

non si deve toccare e che solo le Macchine del Fabbricante può lavorare

alla perfezione! Secondo costoro, chiunque vadi a toccare il detto piano,

rovina il Becco per sempre!

In questo ragionamento, malgrado sia una panzanata di balle, vi è anche

un pizzico di buonsenso, ed è questo: a preferenza di non combinare niente

e magari diventare un maniaco e un ossessionato della cosa… è preferibile

andare in un Negozio (quando arriva dei nuovi Bocchini) e sceglierne

uno che vada benino… aggiungere la sua debita pazienza: farci l’abitudine

e camminare così che, in molti casi, il risultato può essere ottimo.

Da ragazzo pure io ho fatto così. Però, dal Becco Classico e da vero

Artista; rimanendo sù questa posizione: siamo lontani come il diavolo alla croce!

La panzanata di cui ho detto è di dire che toccando un Bocchino

si rovina.per sempre! Non siamo di fronte al lavoro di un Falegname che

per portate a termine un lavoro la pialla consuma un centimetro di materiale.

In un Piano di un Becco si può toccarlo 50 volte che è sempre

bello e non diventa mai inagibile. In ogni tocco potrà venir via qualche

centesimo di millimetro… o massimo un decimo o due.

Questo calcolo è nel lavorarlo uno pratico; un Tecnico.

In poche parole, tutti o quasi i grandi Artisti dello Strumento: il Prof…

Bianco Bianchini; il suo grande allievo Luigi Amadio ecc… Il Prof…

Dino Pozzi di Firenze e altri… sono stati grandi Artisti e lo sono stati

anche perché essi stessi si arrangiavano lavorando nei segreti del Becco.

La radice di tutta la faccenda stà, non solo perché quelli avessero la

natura… siamo d’accordo; ma questi Artisti Celebri del Clarinetto

conoscevano assai bene il Bocchino; che è, come ho detto: la Fabbrica del

suono! Quando nel 1930 andai a scuola dal fu Prof. Bianchini, io conoscevo

già il Becco; ma lui era assai profondo. In ogni ragionamento che lui

faceva, appena a casa io lo notavo… e così finii per fare un nuovo Metodo

del Bocchino!

 

Prima di entrare dentro la materia che a noi interessa, farò due chiacciere

dell’Istrumento. Devo dire che anche un’Insegnante se ha un allievo

che i genitori non badano a spese e che costoro facciano un buon acquisto

di un ottimo Clarinetto, questo ragazzo fà più figura; il Maestro fà

meno fatica e strada facendo è più facile anche un cambiamenti di Bocchino.

Una cosa aiuta all’altra. Caso contrario l’Insegnante abbia pur

buona volontà… ma miracoli non ne può fare!

Come tutte le cose del mondo: anche qui ci vuole le possibilità

adeguate.

 

[TBC055]

 

Pagina 4.

Come ben sapiamo, il clarinetto è uno strumento Traspositore: Corni

e Trombe sono ancora più traspositori di noi, cioè del clarinetto.

E’ quasi superfluo dire il perché tutti questi strumenti sono traspositori;

ma è meglio parlarne un pochino.

Pare che il clarinetto sia il più giovane degli strumentini; difatti

esistono delle composizioni antiche che questo strumento non c’èra.

Nonostante questo, il clarino ha avuto una alternanza di

cose diverse da altri strumenti, sia perché ancora non era stato

perfezionato e portato in Orchestra, e sia perché ha una natura assai

diversa dagli altri. Il primo clarinetto che portarono in Orchestra

e che i Maestri cominciarono a scrivere la sua parte, fù il

clarino in Do. Il risultato non era male ma lasciava a desiderare

nel volume del suono. Fù creato quello in SiB; bellissimo clarinetto,

ma veniva difficile le esecuzioni nelle Tonalità dei DIESIS: se

la massa degli Archi suonava con 4 DIESIS, stò povero clarino in

SIB ne aveva 6 Ecc… Allora fù la volta della creazione del

clarinetto in La naturale. Questa fu la trovata più bella e comoda

che si potesse trovare! Ed ecco allora nel corso del tempo (possiamo

calcolare oltre due secoli e mezzo…) i grandi compositori

hanno fatto le loro Partiture includendo la parte (o le parti) di

clarinetto, o in Do, in SiB, o in La. Ai giorni nostri il Professore

di clarinetto dovrebbe andare in Orchestra con trè istrumenti!

Cosa impossibile! Con quello in SIB invece, si può fare la parte

del Do e del La; salvo eccezione dei pezzi da Concerto come il

Concerto in La Maggiore per Clarinetto e Orchestra di Mozart,

che questo si deve fare con l’istrumento in La. Volendolo eseguire

con il SiB è quasi impossibile… e sarebbe anche più brutto

a causa di essere costretti di fare tutte mezze note! Con il La,

sono tutte note Reali. Ci sono Maestri che hanno anche una veduta

speciale nel scegliere il clarinetto nei clarinetti… E possono

avere le sue ragioni, specie quando mettono il piccoloMiB.

 

[TBC056]

 

Il suono pettegolo che dà il piccolo MiB, non lo può dare il SiB

ammettendo anche che ci si possa arrivare nelle note acute; è il

timbro diverso. Ed ecco che Trombe e Corni sono sù per giù come noi

clarinetti, nel corso del tempo hanno scritto un dato Corno; per

esempio in Do, poi in Re, poi in MiB; In Mi naturale ecc…. finché il

Cornista ha dovuto studiare il Setticlavio e trasportare tutto.

Per la Tromba l’identica cosa. Non potrebbero andare in Orchestra

con 7 corni o 7 trombe!

Nel grosso modo questa è la storia degli strumenti Traspositori.

Adesso mettiamoci dentro in questa faccenda la natura dello strumento;

del nostro, gli altri non interessano più.

I grandi Compositori: Bach, Mozart, Beethoven, Wagner, Brams, Ciaicovski,

Verdi, Rossini, Donizetti, Bellini, Puccini, ecc….Mettevano o il

clarinetto in La o in SiB o in Do, sapevano il perchè, non lo mettevano

a casaccio; avevano le sue ragioni! Non è come qualche sapientone

stà spifferando, e cioè: se la Semiramide è difficile è segno

che non sanno il Trasporto! Questa è la scoperta di quelli che non

conoscono il nostro clarinetto! In Romagna dicono: scoperta di patata!

Non si tratta, cari Signori, di non conoscere il Trasporto, sono i

DIESIS che impediscono alla mano l’esecuzione perfetta… ma se anche

venissero, attraverso lo studio… non sono note intere; sono mezze

noti. Nel clarino in La sono tutte notone intere e piene poichè

provengono da fori grandi e non da mezzi fori. L’ho detto prima:

la natura ha le sue ragioni!!!

In un Concorso a Roma uno spaccone di Torino (clarinettista) disse

alla Commissione d’esame che il clarinetto in La era roba già passata!

Un maestro prese un foglio di roba difficile in La… e costui

fece la figura del cretino…!

Mi è stato detto che il clarino in La è difficile da farlo. Questi

era un Fabbricante di primo piano, o di prima classe!

Qualche altro mi ha parlato pure del Corno Inglese che è difficile

da farlo e intonarlo.

 

[TBC057]

 

Pagina 4.

Parte Prima.

Nella storia degli Strumenti a Fiato, il Clarinetto

risulta di essere uno dei più giovani. Difatti, difatti nelle vecchie

Partiture non l’avevano messo. Probabilmente perchè non era ancora

completo e adatto per metterlo in Orchestra. Poi finalmente sarà stato

un pò perfezionato… e quindi portato nelle Partiture. Mozart poi Compose

il Concerto in La Maggiore per Clarinetto e Orchestra… e via dicendo.

E’ uno Strumento di molte risorse e con una Estensione grande che i

Compositori lo mettono dappertutto e affiancato a qualunque altro Strumento.

Come ben sappiamo il Clarinetto è uno Strumento Traspositore. Corni da Caccia

e Trombe lo sono ancora di più perché debbono leggere in tutte le 7 Chiavi.

Non stò a descrivere il perché questi Strumenti sono Traspositori perché

tutti i Musicofili lo sanno.

In conseguenza di questo Trasporto, forse il Clarino è il più colpito in

quanto deve affrontare delle Tonalità (Gazza Ladra, Semiramide… ecc….)

di 6 e 7 Diesis. Questo è perché noi Italiani abbiamo l’usanza di voler

fare quasi tutto con un solo Strumento: il Si B. Mentre invece in tutto il

Mondo i Clarinettisti vanno in Orchestra con due Strumenti: Si B e La.

Qualche volta anche coll’Istrumento in Do. Nel Repertorio Russo occorre

pure quest’ultimo. Fare tutto con un solo Clarino, non dico che sia

impossibile, ma quasi. Sì perché anche nella Musica Lirica abbiamo l’Andrea

Chenier che non scherza a difficoltà!

Suonare tutto anche le Sinfonie difficili e andare ai 6 e 7 Diesis con

solo il Si B. Significa andare a pescare tutte le mezze note che sono difficili

nella esecuzione e meno intonate perché sono mezze note.

Fare queste parti col Clarino in La; sono tutte note Reali e belle piene!

Nei Pezzi Sinfonici e in certe Sinfonie Russe, si trova sovente anche il

piccolo Mi B. In questo caso vogliono l’Istrumentino perché oltre di andare

meglio sugli Acuti ha anche il timbro pettegolo che l’Autore vuole.

Nell’Argomento del Trasporto, grandi discussioni. Anche qualche Direttore

d’Orchestra sostiene che il Trasporto è difficile perché occorre studiarlo

bene… caso contrario viene difficile…! Questo discorso è dei sapientoni…

vorrei aggiungere la parola ma non la dico.

Il Trasporto nel Clarinetto viene difficile perché vi sono cose… e note

contrario alla natura dello strumento stesso! Perciò non è questione di

studiare bene o nò questo Trasporto! Chi non è alla competenza, fà meglio a tacere!

Nel 1952 mi trovai a Roma per un Concorso per dei posti vacanti

di Clarinetti per delle Orchestre Dell’Irlanda. La Commissione chiedeva

a tutti i concorrenti se avevano con sè il Clarino in La. Io per primo dissi

di nò perché non avevano avvertiti di questo. Vi fù un Clarinettista

che non solo disse di non averlo con lui ma che addirittura non l’aveva

perché, secondo lui, era una cosa passata e sormontata! Stò Signore fu messo

a posto in pochi minuti: presero un pezzo di Clarinetto in La difficilissimo

e glielo misero davanti. Morale della favola: non combinò niente…! E fece

una tale vergogna…!

Un Clarinettista, specie se si dedica a fare pezzi

di Concerti come appunto quello di Mozart in La Maggiore, deve avere lo

Strumento in La; caso contrario è calcolato un mezzo Clarinettista!

 Il problema di acquistare un buon Istrumento in La, credo sia un pò più

difficile che quello in Si B. Anche quì ci vuole pazienza e Denaro e

tutto si risolve. E’ logico che le misure della camera dell’Istrumento in

La sono differenti del Si B e del Do. Quello in La, se và bene, è un Organo!

 

[TBC058]

 

Pagina 7

 

Per conoscere bene l’importanza di questo studio Ricerche,

devo citare dei fatti che, girando per il mondo, ho visto e che

dopo averli visti mi sono fatto una ragione della necessità di parlare

e di studiare queste Ricerche del Bocchino. Chiedo scusa e prego di

stare attenti!

Nel 1949 ero in una Orchestra Lirica di Lubiana (Jugoslavia).

Quella Cittadina è la Capitale della Slovenia; ed aveva, come posto

Artistico un certo nome. In tal caso, oltre alla nostra Orchestra: di una

settantina di Elementi, c’era e c’è tutt’ora un Complesso di circa un

centinaio di Elementi, chiamata: Orchestra Filarmonica. Molto buona!

Un giorno capitai in quella grande Sala e vidi un Clarinettista Inglese

che provava il Concerto in La Maggiore di Mozart per Clarinetto e Orchestra.

Mi misi a sedere promettendo a me stesso di passare un’ora godendo

quella bella Musica. Il Solista, dico Inglese; bell’uomo e ben vestito;

suonava benissimo ma solo in una ventina di minuti, fece non meno di 10

fischi…! Nell’intervallo, qualcuno gli domandò del perché di quei fischi…?

E lui, calmissimo, disse che era la temperatura… con aria secca… e così

gli veniva le stecche! Questa è la prima combinazione curiosa. Seconda:

In tempo di guerra (1942) ero in Germania. Per guadagnare soldi… mi ingaggiai

in un Complesso di una ventina di Elementi, girando continuamente.

Vi era 4 Cantanti: due donne e due uomini. All’improvviso passammo la

Frontiera e andammo in suolo Francese. (La Francia era presidiata dai Tedeschi).

Un bel pomeriggio di Dicembre 1942, arrivammo a Parigi.

Più tardi vi era dei Saggi ad una Scuola Musicale; e faceva parte dei

ragazzi Clarinettisti. Per farla breve, andai a vedere e ad ascoltare.

Ebbene, di 8 giovani Suonatori di Clarino; ben 6 o forse 7 fecero tanti

fischi a non finire! Anche questi Francesi come quell’Inglese di Lubiana,

suonavano col Bocchino di Caucciù. Conosco quel Becco ed ho suonato per

tanti anni; ma io non ho mai fatto fischi! Ora tiriamo la somma.

Per insegnare il nostro Clarinetto non ci vuole dei Pianisti o altri

Maestri: ci vuole dei Professori di Clarinetto e che siano pratici

dell’Orchestra! E finisco dicen