Artistic Research and Collective Intelligence

Workshop

14-15 Gennaio 2026, Conservatorio di Padova


 

In recent years, latent space has become a recurring notion in the field of AI and generative art, but the term has a much broader origin and resonance, finding relevance in various fields of knowledge such as psychology, biology and computer science. Translated into the field of artistic research, latent space can refer to indefinable and potential configurations, to a fluid and interstitial zone in which knowledge and imagination take shape through non-linear processes and intuitions. The workshop will offer a space for discussion and experimentation, welcoming proposals and reflections on the processes of artistic research, to investigate unforeseen configurations, lateral paths, and methodological deviations.

The activity is promoted by the Academy of Fine Arts in Rome as part of the Enacting Artistic Research project (EAR), in collaboration with SaMPL - Sound and Music Processing Lab (Conservatory of Padua).

 

 MercolediGiovedi

prima sessione

  • Presentazione Workshop
  • Introduzione Partecipanti
  • Introduzione Struemnti di Lavoro
  • Presentazione Stato Lavori
  • Identificazione Concetti / Lemmi

 

seconda sessione

  • Lavoro Individuale / tutoring
  • Grafo AI e Lexicon AI
  • Discussion
  • Feedback

 

Cosa intendiamo oggi per spazio della ricerca artistica?

In che modo, all’interno della pratica, emergono territori o forme di conoscenza che sfuggono alla prassi accademica?

La nozione di spazio latente – intesa come luogo dell’indeterminato, del possibile, dell’invisibile in attesa di manifestazione – ha per te una rilevanza?

In che modo la tua ricerca entra in dialogo con intelligenze collettive e ambienti condivisi in continua trasformazione?

Instrument
Light
Obsolescence
Technical Object
Media Archeology
Remediation
Participation
Circularity
Resignification
Walking
Embodied Perception
Right To be Invisible
Psychogeography
Drift
Politics of the space
Shared senses
Communality
Learning
Photography
Memory
Materiality
Disappearance
Autofiction
Decomposition
Duration
Impermanence
Time
Traces
Sponge
Translucency
Veil
Light
Touch
Drawing
Motherhood
Narratives
Magenta
Pink
Drawing
Table
Situated dialogue
Vulnerable methodology
Migrants
Moving identities
Private Space
Recovery
Materiality
Lithography
Print
Stones
In-situ
Toolbox
Territory
Ecology
Contextual practice
Archive
Anthropocene 

O were my love—continua così, come un ascolto silenzioso tra le nuvole di Helsinki, dove l’assenza diventa presenza tangibile nello spazio condiviso o negato. Ogni nota, come in una partitura aleatoria, è una mossa sulla scacchiera dell’intimità: il suono si piega, si trasforma, si perde nei riflessi di un cielo che accoglie la solitudine costruttiva. Qui, la percezione della perdita si trascrive in gesti improvvisati, in dialoghi tra strumenti e voci che cercano, tra Satie e Schoenberg, Debussy e Stravinsky, una lingua comune dell’assenza. L’amore, allora, è un’improvvisazione in cui il confine tra sé e l’altro si dissolve: la partitura si gira, il cammino si rinnova, e ogni esecuzione è diversa, come le nuvole che scorrono sopra una città che osserva, accoglie, e a volte respinge. La cartografia dell’inconscio si colora di assenze e presenze, come in un paesaggio emotivo dove la memoria della voce amata si ricompone nei frammenti di uno spazio mai del tutto abitato, ma sempre evocato.